In via Villa Ada 55 a Roma oggi l’aria è carica di un silenzio innaturale. È la percezione netta di un “dopobomba politico” nel cuore del comparto che più di ogni altro ha segnato l’economia italiana negli ultimi anni: il turismo.
Il nome Daniela Santanchè — fino a ieri ministro del Turismo — non è più sulle porte del dicastero. Dopo mesi di pressioni, l’ha spuntata Giorgia Meloni, che in un gesto politico tanto raro quanto simbolico ha chiesto pubblicamente le dimissioni della sua ministra, accolte poche ore dopo da Santanchè stessa, che ha dichiarato di avere agito “per senso istituzionale e obbedienza politica” alla richiesta della premier.

Un ministero senza guida: perché è un problema reale
La questione non è un semplice toto-nomi su chi potrebbe raccogliere il testimone. È piuttosto che cosa resta sul tavolo. In uno dei momenti più delicati per un settore che vale circa il 13% del Pil italiano e che nel 2025 aveva mostrato segnali di crescita robusta, l’assenza di un interlocutore istituzionale definito rappresenta un rischio reale e concreto.
Le richieste che arrivano dalle imprese non sono fumose: parlano di emergenze economiche, misure strutturali Europee, implementazione digitale e un dialogo stabile con Bruxelles. Durante l’incontro del 19 marzo con le principali associazioni — Federturismo, Federalberghi, Confindustria Alberghi — Santanchè si era impegnata a esplorare una serie di misure di sostegno, tra cui l’accesso a un fondo europeo per il turismo, come risposta agli effetti del conflitto in Medio Oriente sul settore. E aveva promesso un percorso condiviso con le istituzioni UE.
Ora però quegli impegni restano sospesi, in attesa di capire chi sarà il prossimo a raccoglierli.

Lunga eredità di un mandato controverso
Nel tracciare un bilancio del ministero Santanchè, non si può prescindere dal contesto politico e giudiziario che ha finito con l’avvolgerla negli ultimi mesi.
Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia dal 2022, era stata spesso al centro di polemiche, sia per il suo stile diretto sia per questioni giudiziarie che la riguardano, tra cui un rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali legate alla gestione di imprese editoriali.
Sul fronte delle politiche pubbliche, il suo mandato è stato segnato da iniziative di promozione internazionale — come la partecipazione ai principali saloni del turismo mondiale — e da progetti per spingere la digitalizzazione del settore, tra cui Italia.it, il cosiddetto Tourism Digital Hub, pensato per modernizzare l’offerta turistica nazionale.
Le sfide che restano sul tavolo
Chiunque sarà il successore — e i nomi che circolano nelle stanze di Palazzo sono molti, dal possibile interim di Meloni a profili tecnici come Giovanni Malagò o Luca Zaia — troverà sul proprio tavolo dossier che non possono più aspettare. Vediamo quali sono.
Directive UE sui pacchetti turistici: l’Unione Europea ha aggiornato le regole su pacchetti turistici e prodotti connessi; l’Italia deve ancora completarne il recepimento.
Banca dati unica per le agenzie di viaggio: una riforma attesa da tempo, destinata a sostituire Infotrav e a modernizzare la governance delle agenzie.
Gestione dell’overtourism: la cosiddetta Carta di Amalfi e altre iniziative legate alla sostenibilità dei flussi turistici attendono piena applicazione.
Le guide turistiche: tra riforma delle abilitazioni e esami contestati, il capitolo resta aperto.

I ringraziamenti e la parola d’ordine: continuità
Dalle associazioni di categoria sono già arrivate dichiarazioni di profondo apprezzamento per l’impegno profuso da Santanchè. Marina Lalli, presidente di Federturismo, ha parlato di attenzione strategica riservata al comparto, mentre Bernabò Bocca di Federalberghi ha ricordato il “dinamismo e capacità di ascolto” mostrati nei tre anni e mezzo di mandato. Confindustria Alberghi ha esortato il governo a garantire continuità immediata alle politiche avviate.
La parola d’ordine, insomma, è una: continuità.
In un settore dove le stagioni non aspettano i giochi di palazzo e dove l’incertezza politica può tradursi in perdita di competitività internazionale, il prossimo ministro del Turismo non erediterà solo un titolo, ma una scommessa aperta con l’economia reale.
Sia chiaro: chiunque sarà, buon lavoro. Perché il turismo italiano non può permettersi tempi lunghi.
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