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AI e mobilità urbana: la formula vincente di Wayla

In questo articolo

Il panel conclusivo di Beyond the Borders 2026 ha esplorato il rapporto tra intelligenza artificiale e trasporto aziendale. A moderare Alberto Vita, vice direttore di BusinessMobility.Travel. Ospite Carlo Bettini, co-founder di Wayla, la start-up milanese che sta ridisegnando il trasporto condiviso in città

Chiudere una giornata densa con un panel sull’intelligenza artificiale potrebbe sembrare la scelta più scontata. Non lo è stata. Perché Alberto Vita — che ha moderato l’ultima sessione di Beyond the Borders 2026 — ha scelto di non affrontare il tema dall’alto, con le grandi visioni e i numeri da presentazione, ma di partire dal basso: dai fornitori, dai travel manager, da chi l’AI la usa già ogni giorno senza sempre saperlo.

La survey presentata in apertura ha fotografato un settore in transizione, ancora incerto su dove stia andando. Alla domanda se i propri fornitori utilizzassero strumenti di intelligenza artificiale, una quota significativa dei travel manager presenti ha risposto di non saperlo — o di avere dubbi. Il 42% ha dichiarato di non essere in grado di valutare il livello di adozione AI dei propri partner. Un dato che dice molto: non sull’assenza di tecnologia, ma sull’assenza di comunicazione intorno ad essa.

I settori in cui l’AI viene percepita come già presente sono quelli prevedibili: i grandi vettori aerei, le catene alberghiere strutturate, e poi — a cascata — gli aeroporti, i sistemi di pagamento. Chi lavora con fornitori più piccoli o di nicchia tende invece a muoversi nel buio.

Quando la platea ha provato a immaginare dove l’intelligenza artificiale potrebbe portare valore concreto nel lavoro quotidiano, le risposte hanno delineato una mappa precisa: la gestione e l’ottimizzazione delle spese di viaggio, la reportistica automatica, il rebooking in tempo reale in caso di disruption, il calcolo dei viaggi più ecosostenibili, la stima delle emissioni CO₂ e l’analisi predittiva delle abitudini di viaggio. Applicazioni diverse per scala e complessità, ma con un filo comune: il tempo sottratto alle attività a basso valore aggiunto, restituito a chi lavora.

Wayla: quando l’AI non la costruisce il tecnico

È in questo contesto che è salito sul palco Carlo Bettini, co-founder di Wayla, e la sua storia ha avuto l’effetto di un contrappunto inaspettato al dibattito.

Wayla è il primo servizio di minibus pooling in Italia. Il principio è semplice nella descrizione, meno nell’esecuzione: un minibus elettrico da dodici posti, condiviso da più utenti che percorrono tratti compatibili, collegati tra loro da un algoritmo che ottimizza i percorsi in tempo reale. Un taxi collettivo, sostenibile, porta a porta. Il servizio opera a Milano dal tramonto alla notte fonda — dalle 18 alle 3 — con una flotta di dodici mezzi elettrici che coprono gli spostamenti dall’ultimo miglio della stazione centrale agli aeroporti cittadini, passando per i grandi eventi: concerti, fiere, festival.

“Siamo una start-up. Io non sono un tecnico”, ha esordito Bettini. E ha raccontato di aver sviluppato personalmente il portale per le richieste di trasporto dedicato — quello che le aziende usano per gestire transfer e spostamenti di gruppo. Non è un ingegnere. Non è un developer. Eppure quel portale funziona, ed è stato costruito grazie agli strumenti di intelligenza artificiale disponibili oggi a chiunque abbia la volontà di usarli.

Il risultato? Le aziende che contattano Wayla per la gestione di eventi privati sono raddoppiate.

È un esempio che vale più di molti casi studio confezionati: l’AI non è solo per chi ha un team tecnico interno. È uno strumento che abbassa la soglia di accesso all’innovazione per chi — come la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane — non può permettersi un reparto IT strutturato.

La città e il paradosso dell’8%

Ma Bettini ha portato sul palco anche un dato che ha lasciato il segno. Un numero apparentemente controintuitivo, emerso da uno studio sull’utilizzo dell’auto a Milano durante le ore di punta: nelle fasce orarie di massima congestione — tra le 8 e le 9 del mattino, tra le 17 e le 19 — solo l’8% del totale delle auto parcheggiate in città è effettivamente in circolazione.

L’8%.

Il 92% delle auto sta ferma, sul ciglio della strada, nei box, nei parcheggi. Eppure le nostre città sono congestionate, le strade bloccate, l’aria compromessa. Non perché ci siano troppe auto in movimento, ma perché quelle che si muovono si muovono male: una persona per veicolo, percorsi non ottimizzati, zero condivisione.

È qui che il pooling — e l’intelligenza artificiale che lo rende possibile — smette di essere una soluzione di nicchia e diventa una risposta strutturale a un problema strutturale. Wayla non sta solo offrendo un servizio di trasporto alternativo: sta raccogliendo dati sulle abitudini di spostamento dei milanesi, analizzando flussi, costruendo una mappa dinamica della domanda reale di mobilità.

Dove sta andando la mobilità urbana

Il futuro che Bettini ha tratteggiato non è distante. Il trasporto autonomo — la guida senza conducente — è un tema su cui Wayla sta ricevendo interesse da grandi operatori internazionali. L’idea non è quella della berlina robotica che trasporta un passeggero per volta, ma del minibus autonomo condiviso: più persone, stesso tragitto ottimizzato, emissioni ridotte, strade meno congestionate.

È un modello che richiede una città disposta ad accoglierlo con infrastrutture, regole, volontà politica. Ma anche, come ha mostrato l’esperienza di Wayla, operatori disposti a costruire oggi i dati e le competenze su cui quel futuro potrà poggiare.

Il panel si è chiuso com’era cominciato: con una domanda aperta. Non “se” l’AI cambierà la mobilità aziendale, ma quanto velocemente il settore sarà pronto ad accoglierla, non solo nelle grandi corporate, non solo nei grandi vettori, ma anche nella piccola start-up che ha raddoppiato i clienti con un portale costruito senza un tecnico.

Beyond the Borders 2026 è un evento promosso da LabSumo e BT Lounge, con il patrocinio di ANIASA e GBTA.

Leggi Anche: Beyond the Borders 2026: nuove priorità ridisegnano il business travel italiano

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