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Allerta Ebola, scattano i blocchi ai voli: quali Paesi chiudono le frontiere (e cosa rischia l’Italia)

In questo articolo

Cresce l'allarme Ebola nel mondo. Gli Emirati Arabi sigillano i confini, gli USA impongono la quarantena per i Mondiali e l'Italia avvia i controlli. Ecco cosa sta succedendo.

Il timore di una nuova emergenza sanitaria globale si fa strada nel trasporto aereo. Di fronte alla nuova ondata di contagi da virus Ebola in Africa centrale, diversi Paesi stanno correndo ai ripari con misure drastiche. I primi a blindare le frontiere sono gli Emirati Arabi Uniti, ma l’allerta è massima anche in Europa e negli Stati Uniti, complice l’inizio dei Mondiali di calcio.

Ecco come stanno cambiando le regole per i viaggiatori e quali sono i Paesi blindati.

Il diktat degli Emirati Arabi: visti sospesi e stop agli ingressi

Dal 6 giugno, gli Emirati Arabi Uniti hanno imposto il divieto di ingresso e la sospensione dei visti per tutti i viaggiatori provenienti da:

  • Repubblica Democratica del Congo
  • Uganda
  • Sud Sudan

Il blocco non risparmia chi ha effettuato anche solo un transito in queste nazioni, a meno che non siano passati almeno 21 giorni (il periodo di incubazione del virus) prima dell’arrivo a Dubai o Abu Dhabi. Al momento, i voli commerciali e il trasporto merci continuano a operare regolarmente.

Chi può entrare? Le uniche eccezioni riguardano i cittadini emiratini, i diplomatici e i grandi investitori. Tuttavia, chiunque venga autorizzato a entrare dovrà sottoporsi a test medici a proprie spese, isolamento in strutture dedicate e un monitoraggio sanitario di 21 giorni.

La situazione verrà riesaminata ogni giovedì dalle autorità locali, che hanno già avvertito: le restrizioni potrebbero essere prorogate. Per adesso, il portale del Ministry of Health and Prevention (MoHap) rassicura che non si registrano casi di contagio all’interno del Paese.

Il “caso” Mondiali negli USA e la bolla di isolamento

L’allerta sta condizionando anche i grandi eventi sportivi. Con l’inizio dei Mondiali di calcio, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Europa di stringere le maglie dei controlli sui voli dall’Africa centrale.

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani hanno imposto lo stop agli ingressi per i cittadini stranieri provenienti dai tre Paesi focolaio. Emblematico il caso della nazionale di calcio del Congo: per poter scendere in campo negli USA, la squadra ha dovuto trascorrere ben 21 giorni di isolamento all’interno di una “bolla” sanitaria in Belgio.

Cosa succede in Italia e nel resto del mondo

L’eco dell’emergenza arriva anche ai confini europei e italiani, sebbene con strategie differenti rispetto al blocco totale.

In Italia: il governo ha introdotto un regime di stretta vigilanza. Chiunque arrivi da Congo e Uganda ha l’obbligo tassativo di presentare una dichiarazione sanitaria alle autorità.

In Uganda: il Paese ha temporaneamente sigillato i propri confini con la vicina Repubblica Democratica del Congo, permettendo il transito esclusivamente agli operatori sanitari e ai convogli umanitari o alimentari, previo rigido screening.

L’Unione Europea: Bruxelles ha scelto la linea del supporto economico piuttosto che della chiusura totale. La Commissaria UE per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha stanziato 16,5 milioni di euro per arginare l’epidemia alla radice: «La sicurezza sanitaria è una responsabilità condivisa: i virus non si fermano alle frontiere».

La posizione dell’OMS

Nonostante la preoccupazione dei singoli Stati, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non cedere a blocchi generalizzati delle frontiere internazionali. Il rischio, secondo l’OMS, è quello di paralizzare l’economia dei Paesi colpiti e, soprattutto, di ostacolare l’arrivo cruciale di aiuti umanitari e personale medico sul campo.

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