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Allarme voli in Europa: riserve di carburante agli sgoccioli, estate a rischio stop

In questo articolo

Non solo ritardi, ma veri e propri razionamenti: negli aeroporti scattano già i limiti al rifornimento e i prezzi dei biglietti sono pronti a schizzare

Il cielo sopra l’Europa si fa improvvisamente cupo, e questa volta il meteo non c’entra. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, che cita fonti comunitarie riservate, il Vecchio Continente sta affrontando una crisi del jet fuel (il cherosene per aerei) molto più grave di quanto ammesso ufficialmente. Se la situazione geopolitica non dovesse sbloccarsi, le attuali scorte potrebbero esaurirsi tra la seconda e la terza settimana di maggio.

Scorte ridotte al lumicino: chi rischia di restare a secco

L’inchiesta rivela una mappa della vulnerabilità europea estremamente frammentata. Mentre solo due Paesi avrebbero riserve strategiche per coprire 90 giorni di emergenza, la maggior parte degli Stati non supererebbe un mese di autonomia.

Punti critici: alcuni Paesi dell’Est e piccole nazioni occidentali avrebbero scorte per appena 8-10 giorni.

Situazione Italia: il nostro Paese sembra navigare in acque leggermente più sicure, con un’autonomia stimata tra i 30 e i 60 giorni. Carlo Borgomeo (Assaeroporti) ha rassicurato, in un’intervista rilasciata a Leonard Berberi: “Carburante assicurato fino a fine maggio”, ma il dopo resta un’incognita.

Primi razionamenti: in alcuni scali europei sono già scattate le prime misure restrittive. Si parla di tetti massimi di imbarco (5.000 kg per aereo) e stop ai rifornimenti per i jet privati per dare priorità ai voli di linea.

Il “nodo” dello Stretto di Hormuz

Il problema è strutturale e geografico. L’Europa importa dal Golfo Persico il 43% del suo fabbisogno annuale di cherosene. Il blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz ha interrotto il flusso vitale proprio alla vigilia del picco stagionale. Anche se la tregua tra USA e Iran dovesse reggere, i tempi tecnici per il ripristino delle rotte sono lunghi: le grandi cisterne potrebbero impiegare fino a due mesi per tornare nei porti europei.

“Il rischio di una carenza di cherosene è passato da virtuale a reale in pochi giorni”, spiegano le fonti a Bruxelles.

Cosa cambia per i viaggiatori: voli e prezzi

Le ripercussioni per chi ha già prenotato le vacanze per l’estate 2026 potrebbero essere pesanti. Le compagnie aeree, strette tra la scarsità di carburante e l’aumento dei costi assicurativi per le navi, stanno già correndo ai ripari:

  1. Tagli alle rotte: Possibile riduzione delle frequenze sui voli meno redditizi.
  2. Rincaro biglietti: L’incertezza sui costi energetici si rifletterà inevitabilmente sulle tariffe.
  3. Servizi extra: Aumenti previsti anche per i servizi accessori per compensare i margini ridotti.

Le possibili soluzioni

Con le raffinerie europee già al massimo della capacità, l’unica via d’uscita sembra essere l’importazione dagli Stati Uniti, dato che l’Asia sta trattenendo la produzione per il consumo interno. Bruxelles è al lavoro per un piano di emergenza che stabilisca come allocare le riserve tra i vari Stati membri, ma il senso d’urgenza – denunciano le fonti al Corriere – sembra ancora mancare nei palazzi del potere comunitario.

L’estate 2026 si preannuncia come una delle più difficili per il settore dell’aviazione, sospeso tra tensioni internazionali e serbatoi vuoti.

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