Le compagnie aeree del Golfo si sono mosse bene, sostenute dai rispettivi governi, salvaguardano i loro viaggiatori frequenti (leggi qui: Attacco all’Iran: Emirates, Etihad e Qatar Airways pensano ai loro frequent flyer) e mettendo al sicuro i loro aeromobili all’estero. Ma è innegabile che questa guerra, oltre che influenzare il trasporto aereo tutto per il caro-carburante (leggi qui: Voli aerei, scatta la corsa ai biglietti: paura dei rincari (e le compagnie bruciano miliardi) colpisce in particolare i colossi del Golfo, ovvero Emirates, Ethiad Airways e Qatar Airways (oltre a Kuwait Airways e a Gulf Air, le più colpite dal conflitto ma anche molto più piccole rispetto alle big). Ma i tassi di occupazione globali su molte rotte sono eccezionalmente elevati, le tariffe rimangono alte e in molti mercati a lungo raggio si registra una evidente carenza di capacità. Quindi i passeggeri ci sono. Ma scelgono altre compagnie. Quali?
Leggi Anche: Business travel in crescita a febbraio, ma ora pesa la crisi in Iran
La crisi dei vettori mediorientali giova a diversi vettori
Secondo diversi analisti, tra cui anche Rob Walker di ICF International da cui abbiamo preso spunto per questo articolo, Turkish Airlines emerge come la vincitrice indiscussa di questo momentum: la sua rete rispecchia molti dei flussi delle compagnie aeree del Golfo. Bene anche Singapore Airlines grazie alla sua forte presenza in Europa (da Londra all’Italia) e in Australia (presente su 5 cinque destinazioni).
Leggi Anche: Turchia: viaggi regolari e destinazioni aperte, Ankara smentisce impatti della crisi nel Golfo
Anche le compagnie aeree europee, racchiusi nei tre grandi gruppi continentali (gruppo Lufthansa, IAG e Air France/KLM), grazie a una rete di voli consolidata sono chiaramente tra i beneficiari. I flussi verso l’India e il Sud-est asiatico sono particolarmente consistenti – ad esempio British Airways ha aumentato le frequenze per Singapore, Virgin sta riallocando la capacità di Riyadh verso l’India -, ma molto bene anche e soprattutto i collegamenti con il Nord America. Inoltre sono rafforzati i collegamenti nazionali, poiché le città secondarie hanno perso l’accesso diretto agli hub del Medio Oriente.
Boom delle compagnie aeree africane, guidate da Ethiopian Airlines con il suo hub di Addis Abeba (leggi qui: Anche l’Africa vuol il suo grande hub: al via i lavori per il mega-aeroporto di Addis Abeba), ben posizionate per intercettare il traffico deviato tra Asia e Africa e i flussi provenienti dall’Europa, con operatori secondari (vedi Kenya Airways) che registrano anch’essi un notevole potenziale di crescita.
Leggi Anche: L’impatto economico dell’attacco all’Iran sul mondo dell’aviazione secondo Jarach
***
CONTINUA A LEGGERE SU BUSINESSMOBILITY.TRAVEL
Per non perderti davvero nulla seguici anche su LinkedIn, Instagram e TikTok