La ricerca del “paradiso incontaminato” si è trasformata in un incubo logistico e diplomatico. Mentre a Sharm El-Sheik l’emergenza rientra dopo un banale guasto tecnico, a Socotra (Yemen) la situazione solleva interrogativi pesanti sulla responsabilità dei viaggiatori e delle agenzie.
Il miraggio della “bolla sicura” è scoppiato
Nonostante l’isola di Socotra sia spesso venduta come un’oasi di pace lontana dal conflitto continentale, la realtà è ben diversa. Circa 80 italiani fanno parte del gruppo di oltre 400 turisti stranieri attualmente intrappolati sull’isola. Il motivo? Gli scontri violenti nello Yemen meridionale tra forze governative e separatisti hanno paralizzato i cieli, rendendo l’aeroporto un imbuto senza uscita.
Il paradosso è tutto nei numeri: nonostante lo Yemen sia una delle zone più pericolose al mondo, il flusso turistico verso l’isola dei “sangue di drago” non si è mai fermato, alimentato da un marketing aggressivo sui social media che dipinge Socotra come una meta “instagrammabile” e sicura.
L’avvertimento ignorato: “È assolutamente sconsigliato”
Il portale Viaggiare Sicuri della Farnesina non usa giri di parole. L’aggiornamento, valido anche per l’inizio del 2026, recita testualmente:
“Si reitera il fermo invito a non recarsi in Yemen e ad abbandonare il Paese. È assolutamente sconsigliato effettuare viaggi in tutto il Paese, inclusa l’isola di Socotra.”
Perché, allora, decine di connazionali si trovano in hotel e campeggi di una zona di guerra? La tendenza a sottovalutare i rischi in favore dell’esotismo sta mettendo a dura prova l’Unità di Crisi, impegnata ora a negoziare corridoi aerei in un contesto di estrema instabilità politica.
Cosa rischiano i turisti (e chi paga)?
Oltre al rischio oggettivo per l’incolumità, viaggiare verso mete sconsigliate dalla Farnesina comporta spesso la nullità delle polizze assicurative standard. In caso di evacuazione d’emergenza, i costi e le procedure possono diventare un labirinto legale per i viaggiatori che hanno deliberatamente ignorato i protocolli di sicurezza nazionale.
L’Unità di Crisi continua a monitorare la situazione, ma il messaggio è chiaro: il “diritto alla vacanza” non può ignorare gli avvisi di sicurezza dello Stato.
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