L’ospitalità organizzata è pronta a crescere ancora nel nostro Paese. Sono 277 i nuovi alberghi di catena in fase di realizzazione, e ben 223 di questi si collocheranno nella fascia dei quattro e cinque stelle: un segnale chiaro per chi organizza e gestisce le trasferte aziendali, che nei prossimi anni troverà un’offerta sempre più strutturata e riconoscibile. Lo scenario emerge dall’Italy Chains Monitor, il report realizzato da Thrends, società specializzata in ricerche e business intelligence per il turismo, presentato a Milano durante l’Ithic – Italian Hospitality Investment Conference.
Dai 2.610 hotel del 2025 a quasi 2.900 nel 2030
Grazie a questa accelerazione, le strutture appartenenti a una catena passeranno dalle 2.610 censite nel 2025 a quasi 2.900 entro il 2030. La quota di mercato salirà così dall’attuale 21% al 25% dell’intero comparto ricettivo italiano. Ancora più netto sarà il peso in termini di camere: entro il 2030 la quota dell’offerta di stanze riconducibile alle catene sfiorerà il 65%, in forte crescita rispetto al 2013. Un risultato che si deve agli investimenti di marchi di primo piano come Marriott, Accor e B&B Hotels.

Un’offerta in prevalenza internazionale, ma con una quota italiana forte
Guardando alle prossime inaugurazioni, quasi il 60% porterà la firma di grandi catene internazionali. A dominare sono i brand statunitensi, che pesano per il 39% delle aperture, davanti a quelli francesi (14%) e britannici (13%). Il restante 40% circa sarà invece appannaggio di gruppi italiani, a conferma di un mercato in cui le insegne nazionali continuano a giocare un ruolo da protagoniste.

Hotel più piccoli per presidiare le destinazioni chiave
Un altro dato rilevante del report riguarda le dimensioni medie delle strutture. Le catene stanno infatti ridimensionando il numero di camere per albergo: se nel 2013 la media era di 110 stanze, oggi si scende sotto la soglia delle 100 per struttura. Dietro questa tendenza c’è un cambio di strategia di molti brand, che scelgono di investire anche nei centri minori oppure di rinunciare a immobili di grandi dimensioni pur di presidiare al meglio alcune delle destinazioni più importanti del Paese. Per i travel manager significa poter contare su una rete più capillare, capace di raggiungere anche mete finora meno coperte dall’offerta di catena.

Più che raddoppiati i gruppi alberghieri attivi
Cresce in modo sorprendente anche il numero degli operatori. Nel 2013 Thrends censiva 138 gruppi alberghieri, di cui 101 italiani; oggi in Italia ne operano 308, dei quali 221 italiani. I marchi complessivi hanno raggiunto quota 455, segno di un panorama sempre più frammentato e competitivo, che offre alle aziende maggiore libertà di scelta in sede di negoziazione delle tariffe e di costruzione dei programmi hotel.

La geografia della pipeline: Lombardia in testa
Quanto alla distribuzione sul territorio, la mappa delle nuove aperture conferma il primato della Lombardia, dove si concentra il 23% delle catene alberghiere, italiane ed estere. Seguono il Lazio con il 17% e il Veneto con il 12%. La prima regione del Sud per numero di hotel di catena è la Sicilia, che sfiora il 10% del totale nazionale. Una distribuzione che rispecchia l’attrattività delle principali piazze d’affari e delle grandi mete turistiche, i due poli attorno a cui ruota gran parte della domanda di viaggio professionale.
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