Il debutto dell’Entry/Exit System (EES), il rivoluzionario meccanismo europeo di controllo automatizzato delle frontiere esterne, si sta trasformando in un banco di prova ad altissima tensione per la macchina organizzativa dell’Unione. Introdotto in via sperimentale nell’ottobre 2025 e divenuto pienamente operativo il 10 aprile scorso, il sistema ha subito evidenziato criticità strutturali, guasti tecnici ripetuti e tempi di attesa insostenibili presso i principali hub aeroportuali del continente. Di fronte al rischio concreto di un blocco della circolazione internazionale, Bruxelles è stata costretta a modificare i propri piani, posticipando il lancio definitivo e a pieno regime dal prossimo novembre 2026 a marzo 2027.
Il rinvio strategico e la mappa dei grandi scali in affanno
Questo posticipo di sei mesi rappresenta una boccata d’ossigeno vitale per le autorità aeroportuali e la polizia di frontiera di tutta Europa. Il sistema di tracciamento, che a regime monitorerà un flusso imponente di oltre 1,2 milioni di attraversamenti giornalieri alle frontiere extra-Schengen, impone la raccolta obbligatoria delle impronte digitali e la scansione del volto per tutti i viaggiatori provenienti da Paesi terzi. Una procedura complessa che richiede un’infrastruttura tecnologica massiccia e capillare.
Proprio la carenza di hardware e la lentezza nell’approvvigionamento dei dispositivi hanno spinto i grandi scali europei a chiedere un rinvio. Aeroporti di primario livello come Parigi Charles de Gaulle, Francoforte e Amsterdam Schiphol hanno ammesso di non essere in grado di completare l’installazione dei nuovi chioschi digitali automatizzati nei tempi previsti. In assenza di questi dispositivi, il personale di terra dovrà proseguire con i vecchi e lenti processi manuali di timbratura dei passaporti, esacerbando i disagi.
L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex, si è espressa senza mezzi termini durante il vertice annuale dell’associazione turistica britannica ABTA a Londra: per la stabilizzazione definitiva dell’intero ecosistema EES saranno necessari almeno due anni di assestamento.
I tempi della transizione digitale e l’interoperabilità con ETIAS
Il percorso normativo e infrastrutturale dell’EES ha radici lontane, è stato infatti concepito nel 2017 nell’ambito della revisione complessiva del Codice frontiere Schengen. L’obiettivo primario è la completa digitalizzazione dei flussi, sostituendo in modo definitivo i timbri manuali sui passaporti cartacei e registrando centralmente i dati anagrafici, biometrici e i periodi di soggiorno dei cittadini extracomunitari autorizzati a rimanere nell’area Schengen per un maximun di 90 giorni.
Fino a oggi, lo sforzo economico sostenuto dagli Stati membri è stato imponente, con investimenti che hanno già superato i 480 milioni di euro per l’adeguamento delle infrastrutture fisiche e digitali. Tuttavia, l’evoluzione del controllo di frontiera non si ferma all’EES: la pianificazione europea prevede infatti una forte sinergia con il futuro sistema ETIAS (European Travel Information and Authorisation System). Questa nuova autorizzazione di viaggio elettronica – concettualmente identica all’ESTA statunitense – diventerà obbligatoria a partire dal 2027 per tutti i viaggiatori esenti da visto e avrà un costo di 7 euro con validità triennale. La piena interoperabilità informatica tra i due sistemi (EES e ETIAS), originariamente prevista a ridosso dei rilasci, è stata blindata e fissata in via definitiva al 2028.
L’analisi di Frontex e lo spettro delle sei ore di coda in estate
Le dichiarazioni rilasciate il 9 giugno da Uku Särekanno, vicedirettore esecutivo di Frontex, hanno gelato l’industria del turismo. Särekanno ha confermato che l’allineamento delle pratiche di frontiera tra i vari Stati membri richiede sforzi superiori alle aspettative. Secondo i dati tecnici analizzati dal portale specialistico Falcovbs, se un controllo standard del passaporto tradizionale richiede una media di 20 o 25 secondi, l’acquisizione iniziale delle biometrie tramite il sistema EES fa lievitare il tempo a circa 90 secondi per singolo passeggero. Questa dilatazione, moltiplicata per centinaia di passeggeri in arrivo contemporaneamente, genera colli di bottiglia drammatici.
| Parametro di Controllo | Procedura Standard Tradizionale | Nuova Procedura Digitale EES | Impatto sui Flussi di Viaggio |
| Tempo medio di elaborazione | 20 – 25 secondi a passeggero | Circa 90 secondi (primo inserimento) | Aumento del 300% dei tempi di attesa al varco |
| Stati in forte affanno critico | Nessuna criticità strutturale | Spagna, Portogallo, Francia, Italia | Rischio congestione nei principali hub turistici |
| Previsioni picco estivo (IATA) | Flussi regolari con attese medie | Code stimate fino a 6 ore nei casi limite | Potenziale perdita di coincidenze e calo prenotazioni |
| Scadenza deroghe biometriche | Non applicabile | Settembre 2026 (nessun rinvio concesso) | Obbligo categorico di raccolta dati in autunno |
La gestione di questa complessa transizione non è omogenea sul territorio europeo. Accanto a nazioni che hanno risposto con prontezza stanziando risorse umane dedicate, ci sono Paesi che stanno incontrando enormi difficoltà operative. In cima alla lista dei territori più in sofferenza figurano Spagna, Portogallo, Francia e Italia. Gli effetti pratici di queste disfunzioni si sono già manifestati: lo scorso aprile, presso l’aeroporto di Milano Linate, oltre 100 passeggeri di un volo easyJet diretto a Manchester hanno perso il proprio aereo a causa di rallentamenti e blocchi improvvisi ai controlli di frontiera.
Anomalie del personale e il pugno di ferro sulle regole da settembre
A complicare il quadro si aggiungono evidenti anomalie nell’applicazione dei protocolli. Frontex ha rilevato che ad alcuni viaggiatori internazionali sono state richieste nuovamente le impronte digitali anche nei passaggi successivi al primo ingresso, una procedura esplicitamente esclusa dal regolamento EES, che prevede la memorizzazione permanente del profilo dopo il primo inserimento. Secondo gli ispettori, questo fenomeno è il sintomo lampante di una formazione disomogenea e insufficiente del personale di frontiera dei singoli Stati, piuttosto che di un bug del software centrale.
Le stime della IATA (International Air Transport Association) per la stagione estiva – il primo vero periodo di picco turistico dall’introduzione dell’EES – prefigurano scenari allarmanti. Se non si interverrà tempestivamente sul potenziamento degli organici della polizia di frontiera e sulla risoluzione dei guasti tecnici dei chioschi, le attese negli scali più congestionati potrebbero toccare le 6 ore.
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