Non è la trama di un film d’azione, ma la realtà emersa da uno studio condotto da eccellenze italiane. Per tre ore, il primo marzo 2025, i cieli sopra l’aeroporto Ronald Reagan di Washington sono diventati il teatro di un evento senza precedenti: dieci aerei di linea in fase di atterraggio sono stati bersagliati da falsi allarmi collisione, costringendo quattro voli a manovre di emergenza e ritardi.
La scoperta degli scienziati genovesi
Dopo aver studiato le vulnerabilità del sistema TCAS (il dispositivo obbligatorio che evita gli scontri tra velivoli) nei laboratori liguri, i ricercatori dell’Università di Genova e del CASD (Scuola Superiore Universitaria), guidati da esperti come Giacomo Longo ed Enrico Russo, hanno trovato la “pistola fumante“. Analizzando i dati pubblici, hanno confermato che quegli allarmi a Washington non erano guasti tecnici, ma un vero e proprio cyberattacco in volo.
Il mistero della sorgente: un test segreto?
La parte più inquietante riguarda l’origine delle trasmissioni. Secondo i dati elaborati dal gruppo di ricerca (supportato dal partenariato PNRR SERICS), i segnali anomali sarebbero partiti da una sede del Dipartimento della Difesa situata a breve distanza dallo scalo.
L’ipotesi che circola in ambienti istituzionali, sollevata anche da alcuni parlamentari americani, è quella di un test dei servizi segreti in vista di future guerre ibride. Un documento che spiegava l’accaduto, presentato a un congresso USA, è misteriosamente sparito dal web poco dopo la pubblicazione.
Il “paracadute” digitale creato in Italia
Se da un lato l’agenzia di cybersecurity statunitense (CISA) ha ammesso che queste falle strutturali non sono al momento risolvibili senza cambiare i protocolli radio globali, dall’altro l’Italia propone una soluzione.
Il team italiano ha sviluppato un nuovo metodo di monitoraggio capace di individuare tempestivamente i segnali anomali, localizzare la sorgente dell’attacco in meno di 40 minuti e Pproteggere i voli senza dover modificare le costose apparecchiature di bordo.
“Questo approccio consente di individuare trasmissioni sospette senza infrastrutture aggiuntive”, spiegano i ricercatori, che presenteranno i risultati completi al prestigioso congresso NDSS di San Diego.
Cosa rischiamo oggi?
Nonostante l’invito a non creare allarmismi, il rischio è concreto: attacchi di questo tipo potrebbero paralizzare il traffico aereo mondiale, causando danni economici incalcolabili e mettendo sotto pressione i piloti con falsi allarmi proprio nelle fasi delicate dell’atterraggio. Sulla vicenda indaga ora anche l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile).
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