qualità aria in aereo

In aereo, l’aria è buona? La risposta della scienza è un preoccupante “No”

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Pensavi che il rischio fosse l'aria riciclata in volo? Uno studio dell'Université Paris Cité rivela che i picchi di particelle ultrafini avvengono proprio mentre sei seduto in pista. Ecco cosa respiriamo davvero durante l'imbarco.

Pensiamo spesso all’aereo come a un ambiente asettico, quasi isolato dal mondo esterno. Eppure, una nuova ricerca condotta dall’Université Paris Cité e pubblicata sulla rivista Environmental International getta un’ombra sulla qualità dell’aria che respiriamo a bordo, rivelando che i momenti più critici non sono quelli ad alta quota, ma quelli trascorsi a terra.

Secondo lo studio, condotto analizzando la qualità dell’aria su 16 voli in partenza dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle, l’abitacolo non è affatto immune dall’inquinamento esterno. I ricercatori hanno rilevato concentrazioni significative di:

Particelle ultrafini (UFP): capaci di penetrare in profondità nei polmoni.

Carbonio nero (BC): particelle di fuliggine prodotte dai motori a combustione.

Il dato sorprendente riguarda il tempismo. Le concentrazioni massime non si registrano durante la crociera, ma durante le fasi di imbarco, rullaggio e atterraggio. Una volta raggiunta l’altitudine di volo, l’aria viene progressivamente filtrata e rinnovata, riportando i livelli nella norma. Tuttavia, non appena l’aereo si avvicina alla pista per scendere, l’inquinamento aeroportuale viene “risucchiato” dai sistemi di ventilazione e trasportato all’interno della cabina.

Il dilemma delle emissioni: l’efficienza non basta

Se l’aria interna è un problema per la salute immediata, l’impatto ambientale dell’aviazione resta la sfida a lungo termine. Nonostante i motori moderni siano più efficienti, il volume totale dei voli cresce così rapidamente che le emissioni di CO2 rischiano di triplicare entro il 2050.

Tuttavia, una soluzione potrebbe esserci, e non richiede necessariamente volare meno. Secondo un’analisi riportata dal The Guardian, le emissioni potrebbero essere dimezzate adottando cambiamenti strutturali drastici:

Addio ai posti Premium: Le classi business e first occupano più spazio e pesano di più per singolo passeggero.

Massimizzazione del carico: Volare solo con aerei quasi pieni.

Modernizzazione della flotta: Utilizzare esclusivamente i modelli a più alta efficienza energetica.

Questo significa che “Le emissioni potrebbero essere dimezzate senza ridurre il numero di passeggeri, semplicemente ottimizzando ogni singolo volo.”

La mappa dell’inefficienza: dagli USA all’Asia

L’analisi evidenzia profonde differenze geografiche. Gli aeroporti di Atlanta e New York risultano tra i meno efficienti al mondo, con voli che emettono quasi il 50% in più rispetto a hub come Madrid o Abu Dhabi.

Al contrario, mercati come l’India, il Brasile e il Sud-est asiatico sembrano dominati da voli più sostenibili, grazie a una gestione degli spazi e delle tratte più densa ed efficiente.

Leggi Anche: Le cinque piste più pericolose d’Europa

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