La mossa di Emirates per volare senza rischi nel Golfo

La mossa di Emirates per volare senza rischi nel Golfo

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Emirates lancia un piano per riportare i turisti a Dubai: assicurazioni di rimpatrio a prezzi stracciati e voli oltre le previsioni nonostante il conflitto.

Volare verso il Golfo Persico nonostante i decreti governativi sconsiglino i viaggi nella regione. È questa la sfida ambiziosa lanciata da Emirates, decisa a riprendersi la propria leadership e a riportare in massa i flussi turistici a Dubai. La strategia per convincere i viaggiatori più riluttanti si concentra su un elemento psicologico ed economico cruciale: la certezza assoluta di poter tornare a casa.

In un’intervista rilasciata al Financial Times, il presidente di Emirates, Tim Clark, ha annunciato che la compagnia aerea sta collaborando con i giganti assicurativi per lanciare un prodotto rivoluzionario a un ‘prezzo ragionevole‘. Questa copertura speciale garantirà ai passeggeri il rimpatrio d’emergenza, indipendentemente dal fatto che il volo di ritorno sia operato da Emirates o da un vettore concorrente.

Il grande buco nero delle polizze standard

L’iniziativa della compagnia araba va a colmare una lacuna drammatica nel mercato assicurativo. Con l’inasprirsi delle tensioni nell’area, le tradizionali polizze di viaggio hanno attivato le clausole di esclusione relative a guerre e conflitti, lasciando di fatto i passeggeri privi di tutela in caso di blocco dei voli.

“Credo che una delle maggiori preoccupazioni dei passeggeri in questo momento sia proprio quella di non riuscire a tornare indietro, qualora dovessero rimanere bloccati all’estero”, ha ammesso Clark.

Una volta emesso un avviso di sconsiglio da parte di un governo, i clienti scoprono la vulnerabilità dei propri contratti solo nel momento in cui presentano una richiesta di risarcimento. Le coperture specialistiche rimangono disponibili, ma presentano premi proibitivi e condizioni estremamente restrittive. Come evidenziato da Insurance Business, il settore si trova ad affrontare un problema strutturale di trasparenza dei prodotti che richiederà anni per essere riformato. Ma il mercato non può aspettare.

Premi a “prezzo stracciato”: il giallo dei costi assicurativi

Dietro l’operazione di Emirates emerge un dettaglio finanziario che sta facendo discutere gli insider del settore. Secondo fonti vicine al dossier, la compagnia di Dubai starebbe pagando circa 100.000 dollari alla settimana in premi aggiuntivi per assicurare l’intera flotta in entrata e in uscita dalla regione.

Un broker internazionale ha definito questa cifra ‘scandalosamente bassa’. Le compagnie aeree concorrenti, infatti, stanno ricevendo preventivi commerciali che oscillano tra i 70.000 e i 150.000 dollari per singolo volo in arrivo nel Golfo. Una disparità che offre a Emirates un vantaggio competitivo formidabile nella gestione del rischio.

I conti di Emirates e la ripresa record

L’aeroporto di Dubai vede oggi transitare circa 40.000 persone al giorno. I volumi sono ancora distanti dai 100.000 transiti quotidiani registrati prima del conflitto, ma Clark parla di un trend «in rapida crescita», con le rotte strategiche su Londra che viaggiano già al limite della capienza massima.

Nonostante il raddoppio dei prezzi del carburante per aerei — che secondo il top management costringerà a un ripensamento globale della distribuzione petrolifera —, Emirates ha archiviato l’anno fiscale a marzo con un utile monstre di 6,3 miliardi di dollari (sarebbero stati 7 miliardi senza i blocchi dei voli di marzo).

I dati dell’ultimo trimestre si stanno posizionando ben al di sopra delle previsioni più pessimistiche. Anche se l’obiettivo originario dei profitti è stato rimodulato verso il pareggio di bilancio qualora il conflitto dovesse prolungarsi, il flusso di cassa generato nell’ultima settimana ha sorpreso gli stessi analisti interni, segnando un piccolo e inaspettato utile che allontana lo spettro delle perdite per il trimestre in chiusura a fine giugno.

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