aumento pedaggi autostradali

Pedaggi autostradali più cari dal 1° gennaio 2026: dove aumentano, dove restano fermi (e dove scendono)

In questo articolo

Dal nuovo anno scatta l’aumento dei pedaggi su molte autostrade italiane. Ma non ovunque: alcune tratte restano invariate e su altre il costo diminuisce. Ecco cosa cambia davvero per chi viaggia.

Viaggiare in auto sulle autostrade italiane nel 2026 costerà di più. Dal 1° gennaio entra infatti in vigore un adeguamento tariffario medio dell’1,5%, che interesserà gran parte della rete a pedaggio. Un rincaro legato all’inflazione e a una decisione che arriva dopo mesi di confronto istituzionale e polemiche politiche.
Ma attenzione: non tutte le tratte subiranno aumenti e, in alcuni casi, i pedaggi resteranno bloccati o addirittura scenderanno.

Perché aumentano i pedaggi nel 2026

Alla base dell’aggiornamento tariffario c’è la sentenza n. 147 del 14 ottobre 2025 della Corte Costituzionale, che ha bocciato il congelamento degli aumenti previsto per il periodo 2020-2023. Secondo la Consulta, quei provvedimenti violavano diversi principi costituzionali, tra cui l’uguaglianza, la libertà d’impresa e il buon andamento della pubblica amministrazione.

A seguito della decisione, l’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) ha stabilito che per il 2026 l’adeguamento all’inflazione programmata sia pari all’1,5%. Un valore che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha definito “non più modificabile”, precisando di non avere margini di intervento.

Dove scattano gli aumenti dal 1° gennaio 2026

L’incremento dell’1,5% interesserà la maggior parte delle concessionarie autostradali italiane. In particolare:

  • Autostrade per l’Italia: aumento dell’1,5% su tutta la rete
  • Pedemontana Lombarda: +1,5%
  • Brebemi (A35): +1,5%
  • Milano Serravalle – Milano Tangenziali: +1,5%
  • Tangenziale di Napoli: +1,5%
  • Brescia–Padova: +1,5%
  • Consorzio Autostrade Siciliane: +1,5%

Ci sono poi alcune variazioni leggermente diverse:

  • Autostrada del Brennero (A22): +1,46%
  • A3 Napoli–Salerno: +1,925%, l’aumento più alto previsto per il 2026

Le autostrade senza aumenti

Non mancano però le eccezioni. Alcune tratte non subiranno alcun rincaro, confermando le tariffe attuali:

  • A24 e A25 (gestite da Strada dei Parchi)
  • Autostrade Alto Adriatico, tra cui:
  • A4 Venezia–Trieste
  • A23 Palmanova–Udine
  • A28 Portogruaro–Conegliano
  • A34 Villesse–Gorizia
  • parte della Tangenziale di Mestre (A57)

Proprio Autostrade Alto Adriatico ha ricordato che i pedaggi sono invariati dal 2018, anno dell’ultimo aumento contenuto (pari all’1,88%).

Dove il pedaggio potrebbe diminuire

C’è infine una notizia positiva per alcuni automobilisti. Il Mit ha chiarito che non sono previste variazioni tariffarie a carico degli utenti, con possibili riduzioni dei pedaggi, sulle seguenti tratte:

  • Concessioni del Tirreno (A10 e A12)
  • Ivrea–Torino–Piacenza (A5 e A21)

In questi casi, l’aggiornamento dei piani economico-finanziari potrebbe tradursi in un alleggerimento dei costi per chi viaggia.

Cosa significa per chi viaggia

L’aumento dell’1,5% potrà sembrare contenuto, ma su lunghi tragitti e viaggi frequenti – soprattutto per pendolari e professionisti della mobilità – l’impatto si farà sentire. Per questo, conoscere in anticipo le tratte interessate diventa fondamentale per pianificare spostamenti, costi e alternative.

Il 2026 si apre dunque con un quadro a macchia di leopardo: rincari diffusi, qualche eccezione virtuosa e persino alcune riduzioni. Un promemoria in più, per chi viaggia, che anche il pedaggio fa parte del conto finale.

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