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Biglietti aerei, chi decide (davvero) il prezzo. Non le tariffe aeroportuali

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Lo studio Oxera per ACI Europe su 5.915 rotte: concorrenza tra compagnie e congestione degli scali pesano sui biglietti più delle tariffe aeroportuali.

Abbassare le tariffe aeroportuali non basta a far scendere il prezzo dei biglietti aerei. È la conclusione di un nuovo studio commissionato da ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei, e realizzato dalla società di consulenza economica Oxera. Il rapporto, intitolato “What Really Drives Air Fares”, è stato presentato a Bruxelles mentre la Commissione europea sta verificando l’adeguatezza della direttiva Ue sui diritti aeroportuali e del regolamento sugli slot, e mentre anche nel Regno Unito è aperta la discussione sulle regole di assegnazione delle bande orarie.

Il messaggio, per chi organizza e gestisce le trasferte aziendali, è netto: sul costo del volo pesano molto di più il numero di vettori che servono una rotta e la disponibilità di capacità negli scali che non l’importo dei diritti pagati dalle compagnie ai gestori aeroportuali.

Lo studio Oxera: oltre 62.000 dati su quasi 6.000 rotte

L’analisi si basa su oltre 62.000 punti dati relativi a 5.915 rotte europee, che coinvolgono 54 aeroporti e coprono quattro stagioni IATA tra il 2023 e il 2025. Oxera ha messo in relazione l’andamento delle tariffe aeree con tre variabili: l’importo dei diritti aeroportuali, il livello di congestione degli scali e la concentrazione delle compagnie su ciascuna rotta.

Il risultato è che le variazioni dei diritti aeroportuali hanno un impatto limitato e incerto sul prezzo finale pagato dal passeggero. Lo studio stima che solo una quota pari a circa il 26% delle variazioni dei diritti si trasferisca sulle tariffe e, in alcune specificazioni del modello, l’effetto non risulta nemmeno statisticamente significativo.

Diritti aeroportuali, congestione e concentrazione: il confronto

Per rendere confrontabili i tre fattori, i ricercatori hanno simulato un aumento del 10% di ciascuno e misurato l’effetto medio sul prezzo del biglietto. I diritti aeroportuali risultano il fattore meno influente, mentre la congestione degli scali e la concentrazione delle compagnie incidono in misura sensibilmente maggiore.

Fattore (aumento del 10%) Effetto sul prezzo del biglietto
Diritti aeroportuali +0,35%
Congestione aeroportuale +0,93%
Concentrazione delle compagnie aeree sulla rotta +1,06%

Fonte: Oxera per ACI Europe, “What Really Drives Air Fares”. Valori medi sul campione analizzato, non previsioni per singole rotte.

Il premio di scarsità: 6,4 miliardi di euro l’anno

Quando la capacità di un aeroporto è satura, le compagnie possono applicare tariffe più alte: è il cosiddetto “premio di scarsità”. Secondo Oxera il fenomeno non riguarda solo i grandi hub come Londra Heathrow, ma ogni scalo europeo in cui esistano limiti di capacità. La rendita complessiva è stimata in 6,4 miliardi di euro l’anno, pari in media a 13,54 euro per ogni biglietto di sola andata negli aeroporti congestionati.

Lo studio propone anche uno scenario illustrativo, che gli autori stessi precisano non essere una previsione: se congestione e concentrazione di tutti gli aeroporti del campione non superassero i rispettivi valori mediani, i passeggeri potrebbero risparmiare circa 19,5 euro a biglietto di sola andata, per un totale di circa 8,2 miliardi di euro l’anno.

Più concorrenza, prezzi più bassi: l’effetto di ingressi e uscite dei vettori

Sul versante della concorrenza i numeri sono altrettanto chiari. L’arrivo di una nuova compagnia su una rotta è associato in media a una riduzione delle tariffe del 6,7%, mentre l’uscita di un vettore comporta un aumento dei prezzi del 9,7%. Lo studio rileva inoltre che, se la concorrenza viene misurata a livello di gruppo aereo e non di singolo marchio, la concentrazione di mercato risulta in media più alta del 20%.

Evento sulla rotta Variazione media delle tariffe
Ingresso di una nuova compagnia -6,7%
Uscita di una compagnia +9,7%
Biglietto acquistato 14 giorni prima rispetto a 60 giorni prima circa +20%

Fonte: Oxera per ACI Europe. L’ultimo dato conferma che le tariffe seguono la dinamica della domanda e non i costi aeroportuali, che nello stesso periodo restano invariati.

 

Il contesto normativo: la revisione di slot e diritti aeroportuali

Il rapporto arriva in una fase decisiva per la regolazione aeroportuale europea. La Commissione europea ha avviato nel 2024 una verifica di adeguatezza dell’insieme delle norme sugli aeroporti, che comprende il regolamento (CEE) n. 95/93 sulle bande orarie, la direttiva 2009/12/CE sui diritti aeroportuali e la direttiva 96/67/CE sull’assistenza a terra, e il 5 agosto 2025 ha aperto una consultazione pubblica per valutare l’efficacia di questi atti. In parallelo, anche il Regno Unito discute le proprie regole sugli slot.

La tesi non è del tutto nuova per ACI Europe. Già nel maggio 2018 l’associazione aveva presentato lo studio “Identifying the Drivers of Air Fares”, realizzato dalla società di consulenza ICF, che giungeva a una conclusione analoga: i diritti aeroportuali non si traducono, in via generale, in prezzi più bassi per i passeggeri, perché le tariffe dipendono soprattutto da domanda e concorrenza sulla singola rotta.

Cosa significa per il business travel

Per i travel manager le indicazioni dello studio sono concrete. Il dato sull’acquisto anticipato, con biglietti comprati a 14 giorni dalla partenza che costano in media circa il 20% in più rispetto a quelli acquistati 60 giorni prima, rafforza il valore di una policy che incentivi la prenotazione in anticipo. Il peso della concorrenza suggerisce poi di valutare con attenzione le rotte servite da un solo vettore o da pochi operatori dello stesso gruppo, dove il potere di prezzo delle compagnie è maggiore e dove l’uscita di un concorrente può far salire sensibilmente il costo delle trasferte ricorrenti.

Anche la scelta dell’aeroporto di partenza e di arrivo può incidere sul budget, perché gli scali congestionati tendono a incorporare nei prezzi il premio di scarsità. Questa è una lettura applicativa dei risultati dello studio, che non contiene indicazioni specifiche per le aziende.

Le richieste di ACI Europe e i limiti dello studio

Il direttore generale di ACI Europe, Olivier Jankovec, ha sostenuto che l’idea di tariffe aeroportuali più basse a beneficio dei consumatori non regge a un esame economico: i diritti influenzano le scelte delle compagnie su quali aeroporti utilizzare e dove sviluppare le rotte, ma non esiste un rapporto diretto tra diritti e prezzi dei biglietti. Da qui tre priorità interconnesse: rafforzare la concorrenza tra le compagnie, usare in modo più efficiente la capacità aeroportuale e attrarre investimenti per rispondere alla domanda futura. Per raggiungerle, secondo Jankovec, servono riforme delle regole sugli slot nell’Ue e nel Regno Unito, tema che era già stato sollevato più di due anni fa nel rapporto Draghi.

ACI Europe ha presentato una posizione aggiornata sugli slot che prevede regole più stringenti per i nuovi entranti, un uso più efficiente della capacità scarsa, maggiore trasparenza nell’assegnazione delle bande orarie e un ruolo più incisivo degli aeroporti nella gestione della propria capacità, tenendo conto delle esigenze delle comunità locali.

Va ricordato, per completezza di lettura, che lo studio è stato commissionato dall’associazione degli aeroporti, che i valori sono medie del campione analizzato e non previsioni per le singole rotte e che le raccomandazioni di policy riflettono l’interpretazione dei risultati data da ACI Europe. Sul tema le compagnie aeree hanno storicamente posizioni diverse, sostenendo che una riduzione dei diritti aeroportuali favorirebbe i passeggeri.

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