Il nuovo sistema digitale di ingresso-uscita alle frontiere dell’Unione europea è appena partito, ma sta già creando più problemi del previsto. A lanciare l’allarme è ACI Europe, l’associazione che rappresenta gli aeroporti europei, che chiede alla Commissione UE e ai 29 Paesi dell’area Schengen di intervenire con urgenza sui “crescenti problemi operativi” legati all’implementazione dell’Entry/Exit System (EES).
Il sistema, pensato per digitalizzare i controlli alle frontiere esterne dell’UE attraverso la raccolta di dati biometrici dei viaggiatori extra-UE, ha iniziato la sua attuazione progressiva il 12 ottobre e dovrebbe diventare pienamente operativo entro il 10 aprile 2026.
Oltre 10 milioni di passaggi registrati, ma i problemi emergono
A poco più di due mesi dall’avvio, l’EES ha già registrato oltre 10 milioni di ingressi e uscite ed è attualmente utilizzato in più di un quarto dei valichi di frontiera dell’Unione europea.
Secondo la Commissione UE, il bilancio iniziale è positivo. Un portavoce del commissario europeo agli Affari interni e alle Migrazioni, Magnus Brunner, ha definito l’implementazione “semplice e ben gestita”, parlando di feedback “positivi e incoraggianti” da parte degli Stati membri.

“Tempi di attesa aumentati del 70%”
La versione degli aeroporti è però molto diversa. ACI Europe denuncia interruzioni regolari del sistema, problemi tecnici persistenti e una diffusione ancora incompleta dei chioschi self-service necessari per la registrazione dei viaggiatori e l’acquisizione dei dati biometrici.
Secondo l’associazione, queste criticità hanno già causato un aumento del 70% dei tempi di elaborazione ai controlli di frontiera, con attese fino a tre ore nei momenti di maggiore affluenza.
Gli aeroporti di Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Portogallo e Spagna risultano tra i più colpiti.
Il rischio congestionamento nel 2026
“I viaggiatori stanno già subendo disagi significativi”, ha dichiarato il direttore generale di ACI Europe, Olivier Jankovec, “La situazione potrebbe peggiorare rapidamente con l’estensione dell’EES nel corso del 2026″.
Secondo Jankovec, se le criticità non verranno risolte nelle prossime settimane, l’aumento al 35% degli attraversamenti di frontiera soggetti a registrazione, previsto dal calendario EES a partire dal 9 gennaio, rischia di provocare una congestione molto più grave negli aeroporti europei, con possibili ripercussioni anche sulla sicurezza.
Le altre criticità segnalate dagli aeroporti
Tra le ulteriori preoccupazioni sollevate da ACI Europe ci sono la mancata disponibilità dei varchi automatizzati per l’elaborazione dei dati EES; un numero insufficiente di guardie di frontiera e l’assenza di una app di preregistrazione realmente efficace per i viaggiatori.
“Comprendiamo e sosteniamo pienamente l’importanza dell’EES”, ha aggiunto Jankovec, “ma non può diventare sinonimo di caos per i passeggeri e di confusione negli aeroporti”.
Bruxelles: “Problemi prevedibili”
Da parte sua, la Commissione europea ribadisce che l’implementazione procede secondo i tempi previsti e che la piena operatività entro aprile 2026 resta confermata.
“Quando si introducono sistemi informatici su larga scala come l’EES è normale che emergano problemi iniziali”, ha spiegato il portavoce UE. “Sulla base dell’esperienza maturata finora restiamo ottimisti e continueremo a monitorare attentamente la situazione, fornendo supporto agli Stati membri e a eu-LISA, se necessario”.
Intanto, mentre l’Europa accelera sulla digitalizzazione delle frontiere, il rischio è che a pagarne il prezzo, almeno nella fase iniziale, siano soprattutto i viaggiatori.
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