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Socotra, spazio aereo chiuso: 650 turisti bloccati nell’Oceano Indiano. Allarme per 100 italiani

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L'arcipelago dei "Draghi" è isolato dal mondo. Tra i passeggeri bloccati a causa delle tensioni geopolitiche tra Yemen ed Emirati, quasi cento sono italiani

Un paradiso naturale trasformato, in poche ore, in un vicolo cieco geografico. Sono 650 i turisti internazionali attualmente bloccati a Socotra, l’arcipelago delle meraviglie situato a circa 340 km dalle coste dello Yemen. Tra di loro cresce la preoccupazione per un centinaio di connazionali, tra cui un nutrito gruppo di friulani e ferraresi, che hanno visto cancellare l’unico collegamento aereo disponibile per il rientro.

Il blocco non è dovuto a cause meteorologiche, ma all’improvviso inasprimento delle tensioni geopolitiche che sta scuotendo l’area. Lo spazio aereo è stato sigillato, lasciando i visitatori prigionieri di un’isola che, sebbene amministrativamente yemenita, è oggi al centro di una silenziosa guerra per procura.

Un avamposto strategico tra petrolio e gas

Socotra non è solo l’isola degli iconici “alberi di sangue di drago”. La sua posizione è altamente strategica: situata tra il Corno d’Africa e il Golfo di Aden, rappresenta una sentinella fondamentale per le rotte commerciali che collegano l’Asia all’Europa attraverso il Canale di Suez.

Dal 2020, l’isola è governata dal Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, che ne hanno fatto un hub logistico e militare. Questa influenza è malvista dall’Arabia Saudita e dal governo centrale yemenita. Una frizione che ha portato alla sospensione dei voli di Air Arabia, l’unico vettore che collega la capitale dell’isola, Hadibu, con Abu Dhabi.

L’incognita del rientro

Mentre le autorità diplomatiche assicurano che i turisti sono al sicuro, la sfida principale rimane la logistica. Socotra è un luogo di estrema fragilità:

  1. Infrastrutture minime: Gli hotel sono rari e spartani, l’acqua potabile è un bene prezioso e l’elettricità è intermittente.
  2. Isolamento totale: Senza voli, l’unica via di fuga teorica sarebbe la traversata dell’Oceano Indiano su navi cargo dirette in Oman, un’opzione che i tour operator considerano estremamente rischiosa e difficile da organizzare per centinaia di persone.

Senza notizie ufficiali, il timore è che si ripeta quanto accaduto nel maggio 2024, quando altri turisti rimasero bloccati per giorni in attesa di un corridoio diplomatico.

Le autorità italiane sono in contatto con i referenti locali per monitorare le scorte di beni di prima necessità e coordinare un possibile volo speciale, non appena le condizioni di sicurezza dello spazio aereo lo permetteranno.

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