In via Villa Ada 55 a Roma oggi l’aria è carica di un silenzio innaturale. È la percezione netta di un “dopobomba politico” nel cuore del comparto che più di ogni altro ha segnato l’economia italiana negli ultimi anni: il turismo.
Il nome Daniela Santanchè — fino a ieri ministro del Turismo — non è più sulle porte del dicastero. Dopo mesi di pressioni, l’ha spuntata Giorgia Meloni, che in un gesto politico tanto raro quanto simbolico ha chiesto pubblicamente le dimissioni della sua ministra, accolte poche ore dopo da Santanchè stessa, che ha dichiarato di avere agito “per senso istituzionale e obbedienza politica” alla richiesta della premier.

Cosa succede ora: l’interim a Meloni e il totonomi per il dopo-Santanchè
Il passaggio di consegne è diventato ufficiale giovedì 26 marzo: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto con cui accetta le dimissioni di Daniela Santanchè e affida l’interim del Ministero del Turismo a Giorgia Meloni.
La Premier ha scelto di assumere personalmente le deleghe per “congelare” la situazione ed evitare che la poltrona diventasse oggetto di scontro tra gli alleati in un momento di fragilità per il Governo. Tuttavia, l’interim dovrebbe essere breve: Meloni punta a nominare un successore entro la prossima settimana per dare stabilità a un settore che pesa per il 13% del PIL nazionale.
I papabili nomi per la successione
La partita per il post-Santanchè vede una rosa di nomi molto ristretta, quasi tutti interni a Fratelli d’Italia:
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Gianluca Caramanna (il favorito): deputato e già braccio destro tecnico della Santanchè. È l’uomo che conosce meglio i dossier (dalle concessioni balneari al Giubileo 2025) e gode della massima fiducia delle associazioni di categoria. Rappresenterebbe la scelta di “continuità operativa” ma con un profilo più sobrio.
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Luca Zaia: sarebbe la mossa per risolvere il “problema Lega” e dare al dicastero un profilo di altissimo prestigio. Lui, per ora, si schernisce: “Penso al mio lavoro in Regione”, ma i rumors non si placano.
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Giovanni Malagò: l’ex Presidente del CONI è la suggestione “tecnica” di lusso. Conclusa la sua lunga esperienza alla guida dello sport italiano, Malagò gode di un’ottima sponda con Giorgia Meloni (che lo considera un “patriota”) e di una fitta rete di relazioni internazionali, ideale per promuovere il brand Italia nel mondo.
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Lucio Malan: l’attuale capogruppo di FdI al Senato viene evocato qualora Meloni decidesse di puntare su un profilo puramente politico e di grande esperienza istituzionale per blindare il dicastero.
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Marina Chiarelli: l’assessore regionale piemontese è un nome che circola con insistenza per mantenere le quote rosa nella compagine di governo, anche se la sua nomina potrebbe creare tensioni negli equilibri territoriali del partito.
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L’ipotesi tecnica: restano sullo sfondo i nomi di Elena Nembrini (Direttore Generale di ENIT) e Sandro Pappalardo (membro del CdA di ENIT), profili tecnici che permetterebbero di slegare il Ministero dalle polemiche politiche degli ultimi mesi.
Mentre le opposizioni, con Elly Schlein, parlano di un “governo che cade a pezzi”, Meloni si prepara a chiudere il rimpasto lampo (che coinvolgerà anche la sostituzione del sottosegretario Delmastro) prima che il dibattito si sposti nuovamente in Parlamento.

Lunga eredità di un mandato controverso
Nel tracciare un bilancio del ministero Santanchè, non si può prescindere dal contesto politico e giudiziario che ha finito con l’avvolgerla negli ultimi mesi.
Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia dal 2022, era stata spesso al centro di polemiche, sia per il suo stile diretto sia per questioni giudiziarie che la riguardano, tra cui un rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali legate alla gestione di imprese editoriali.
Sul fronte delle politiche pubbliche, il suo mandato è stato segnato da iniziative di promozione internazionale — come la partecipazione ai principali saloni del turismo mondiale — e da progetti per spingere la digitalizzazione del settore, tra cui Italia.it, il cosiddetto Tourism Digital Hub, pensato per modernizzare l’offerta turistica nazionale.
Le sfide che restano sul tavolo
Chiunque sarà il successore — e i nomi che circolano nelle stanze di Palazzo sono molti, dal possibile interim di Meloni a profili tecnici come Giovanni Malagò o Luca Zaia — troverà sul proprio tavolo dossier che non possono più aspettare. Vediamo quali sono.
Directive UE sui pacchetti turistici: l’Unione Europea ha aggiornato le regole su pacchetti turistici e prodotti connessi; l’Italia deve ancora completarne il recepimento.
Banca dati unica per le agenzie di viaggio: una riforma attesa da tempo, destinata a sostituire Infotrav e a modernizzare la governance delle agenzie.
Gestione dell’overtourism: la cosiddetta Carta di Amalfi e altre iniziative legate alla sostenibilità dei flussi turistici attendono piena applicazione.
Le guide turistiche: tra riforma delle abilitazioni e esami contestati, il capitolo resta aperto.

I ringraziamenti e la parola d’ordine: continuità
Dalle associazioni di categoria sono già arrivate dichiarazioni di profondo apprezzamento per l’impegno profuso da Santanchè. Marina Lalli, presidente di Federturismo, ha parlato di attenzione strategica riservata al comparto, mentre Bernabò Bocca di Federalberghi ha ricordato il “dinamismo e capacità di ascolto” mostrati nei tre anni e mezzo di mandato. Confindustria Alberghi ha esortato il governo a garantire continuità immediata alle politiche avviate.
La parola d’ordine, insomma, è una: continuità.
In un settore dove le stagioni non aspettano i giochi di palazzo e dove l’incertezza politica può tradursi in perdita di competitività internazionale, il prossimo ministro del Turismo non erediterà solo un titolo, ma una scommessa aperta con l’economia reale.
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