Travel Risk Management in un contesto di Policrisi perché nessun viaggio d'affari è più a rischio zero

Travel Risk Management in un contesto di Policrisi: perché nessun viaggio d’affari è “a rischio zero”

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Dal Medio Oriente al Duty of Care: Daniele Grassi di International SOS spiega ai Travel Manager di BT Lounge come cambia la gestione del rischio viaggio nell'era della policrisi.

Un mondo scandito da terremoti, colpi di stato, epidemie e conflitti che si sovrappongono senza soluzione di continuità. È lo scenario che Daniele Grassi, Branch Manager Italy di International SOS, ha portato davanti ai Travel Manager di BT Lounge nel webinar  dedicato al Travel Risk Management in un contesto di policrisi. Un termine, quest’ultimo, che negli ultimi anni è passato dai report di geopolitica alle policy aziendali di viaggio, e che descrive con precisione la fase che stiamo attraversando: non più emergenze isolate, ma crisi multiple e interconnesse che si manifestano in parallelo.

Il contesto internazionale: una mappa di rischi che non si ferma mai

La presentazione ha ripercorso quattro anni di eventi che hanno impattato la mobilità internazionale delle aziende: dagli incendi di Maui e i terremoti in Turchia e Marocco, ai colpi di stato in Niger, Guinea e Burkina Faso, fino all’escalation del conflitto in Ucraina e in Medio Oriente. Non un elenco di fatti di cronaca, ma una fotografia di quanto sia diventata imprevedibile la geografia del rischio per chi viaggia per lavoro. A confermarlo è anche il Global Peace Index 2025, che colloca ai vertici della classifica dei Paesi meno pacifici al mondo Russia, Ucraina, Sudan e Repubblica Democratica del Congo, ma segnala tensioni crescenti anche in aree tradizionalmente considerate stabili.

“Il concetto di policrisi non è un’etichetta accademica”, ha spiegato Grassi durante l’incontro. “È la descrizione più fedele di quello che i nostri Centri di Assistenza vivono ogni giorno: non gestiamo più un’emergenza alla volta, ma scenari che si intrecciano e che richiedono capacità di risposta simultanea su più fronti”.

Il caso Iran-Israele-USA: la risposta operativa sul campo

Particolarmente significativo, nel corso del webinar, il caso studio dedicato al conflitto Medio Oriente-Iran-Israele-USA, monitorato da International SOS fin da gennaio 2025 con un viaggio di verifica delle condizioni di sicurezza in Israele. Da allora la situazione si è progressivamente aggravata: nel gennaio 2026 il livello di evacuazione per l’Iran è stato portato a Full Evacuation, mentre a fine febbraio l’annuncio dello Stato di Emergenza israeliano ha innescato una sequenza di Special Advisory e l’innalzamento dei livelli di rischio in tutta la regione, dal Libano al Golfo.

I numeri condivisi da Grassi restituiscono la portata dell’intervento: oltre 4.950 casi gestiti, più di 1.600 clienti supportati e oltre 1.570 persone evacuate via terra e via aerea dal 28 febbraio 2026, attraverso missioni di trasporto sicuro da Israele verso Giordania ed Egitto e voli charter organizzati da Arabia Saudita e Oman. “Quando un cliente ci chiede se il proprio personale in trasferta sia al sicuro, la risposta non può basarsi su una valutazione statica del Paese“, ha sottolineato Grassi. “Serve un monitoraggio continuo, capace di aggiornare i livelli di rischio nel giro di ore, non di settimane“.

Quattro miti da sfatare sul Travel Risk Management

Uno dei passaggi più utili per i Travel Manager presenti al webinar è stato il momento dedicato a smontare quattro convinzioni ancora diffuse nelle aziende italiane. La prima riguarda l’idea che affidarsi al supporto della Farnesina sia sufficiente: le valutazioni ministeriali, ha ricordato Grassi, restano generiche, limitate al livello Paese e non offrono programmi strutturati di prevenzione o consulenza personalizzata al viaggiatore. La seconda convinzione da correggere è che la polizza di viaggio copra già questi rischi: in realtà l’assicurazione tutela quasi esclusivamente l’aspetto finanziario, senza alcuna attività preventiva.

Il terzo mito riguarda la falsa sicurezza delle destinazioni considerate a basso rischio:Nessuna destinazione è priva di rischi“, ha ribadito Grassi. “Emergenze mediche, incidenti stradali e microcriminalità possono verificarsi ovunque, e i livelli di rischio possono cambiare rapidamente anche in Paesi ritenuti stabili da anni“. Il quarto equivoco, forse il più rilevante dal punto di vista legale, è quello secondo cui il D. Lgs. 81/2008 riguardi solo la salute e sicurezza sul lavoro in senso stretto, escludendo la security dei viaggi. Un’interpretazione che espone le aziende, ha avvertito Grassi, “a rischi legali, finanziari e reputazionali sottovalutati”.

Il dovere di protezione: cosa prevede la normativa italiana

Il webinar ha dedicato ampio spazio al quadro normativo che fonda il dovere di protezione del datore di lavoro. Il D. Lgs. 81/2008 impone la valutazione di tutti i rischi connessi all’attività lavorativa, comprese le trasferte, mentre l’articolo 2087 del Codice Civile – la cosiddetta “norma in bianco” – estende l’obbligo di tutela dell’integrità fisica del lavoratore anche alle situazioni non ancora esplicitamente disciplinate dal legislatore, incluse quelle che si verificano all’estero. Le conseguenze di una gestione carente non sono solo reputazionali: il D. Lgs. 231/2001 prevede infatti la responsabilità dell’ente per i reati di omicidio e lesioni colpose connessi alla violazione della normativa antinfortunistica, con sanzioni che possono arrivare fino a 1.000 quote e pesanti misure interdittive.

A completare il quadro, la norma ISO 31030, che definisce uno standard internazionale condiviso per costruire un sistema di gestione dei rischi di viaggio efficace, sostenibile e dimostrabile, articolato in quattro fasi: definizione dell’ambito di applicazione, processo di identificazione e valutazione del rischio, gestione operativa del personale viaggiante, monitoraggio e revisione continua.

Dalla forma alla sostanza: la scelta dei provider

Un ulteriore elemento emerso dal webinar riguarda la selezione dei fornitori di servizi di assistenza. Il paragrafo 7.4.2 della ISO 31030 raccomanda alle organizzazioni di verificare in modo puntuale competenze, accreditamenti ed esperienza pregressa dei propri provider, così come la loro effettiva copertura geografica. “Non basta avere un fornitore sulla carta“, ha osservato Grassi. “Bisogna sapere in quali Paesi opera direttamente, dove si appoggia a sub-provider, e con quale track record ha gestito casi complessi nelle aree di interesse dell’azienda“.

Tecnologia e assistenza 24/7: gli strumenti a supporto dei Travel Manager

Sul fronte operativo, International SOS ha presentato la piattaforma Quantum, che integra risk rating medici e di security su oltre 200 Paesi e 900 città, alert in tempo reale e geovisualizzazione dinamica per il monitoraggio dei viaggiatori. A completare l’ecosistema, la Assistance App per i dipendenti in trasferta – con funzioni di check-in, alert automatici e accesso diretto ai Centri di Assistenza – e i 28 Centri di Assistenza attivi 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, in grado di garantire il contatto con un esperto medico o di security in circa tre minuti, in oltre 100 lingue.

La tecnologia non sostituisce la responsabilità del datore di lavoro, la rende semplicemente esercitabile“, ha concluso Grassi durante il webinar. “In questo momento nessun Paese può con certezza dirsi al sicuro: per questo il Travel Risk Management non è più un’opzione, ma parte integrante del dovere di protezione verso chi viaggia per l’azienda“.

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