Meno posti liberi, più passeggeri e una domanda che non rallenta. Il 2026 si annuncia come l’anno dei voli affollati: secondo le stime del settore, gli aerei decolleranno con meno di 17 sedili vuoti ogni 100 disponibili, rendendo il last minute una vera scommessa, soprattutto in alta stagione e sulle rotte più richieste.
Una buona notizia per le compagnie aeree. Un po’ meno per chi è abituato a decidere di partire all’ultimo momento.
Un record storico per il trasporto aereo
Il prossimo anno segnerà il massimo storico del load factor, ovvero il tasso di riempimento dei voli: 83,2% a livello globale, in crescita rispetto all’82,3% del 2025.
I dati emergono dalle previsioni IATA (International Air Transport Association), incrociate con le analisi sull’offerta della piattaforma specializzata Cirium.
In numeri: nel 2026 sono attesi oltre 5,2 miliardi di passeggeri. Tradotto: trovare un posto libero sotto data sarà sempre più complicato.

Europa sotto pressione, soprattutto d’estate
In Europa la situazione sarà ancora più accentuata. I voli nel continente viaggeranno con un tasso di riempimento medio stimato attorno all’84,5%, superiore alla media mondiale e molto vicino al record pre-Covid del 2019. Nei mesi estivi, in particolare tra metà luglio e metà agosto, trovare un posto libero a pochi giorni dalla partenza sarà sempre più raro, soprattutto sulle rotte leisure e verso le principali capitali.
Il mercato europeo, però, resta fortemente stagionale. I flussi si concentrano in alcuni periodi dell’anno, mentre nei mesi più deboli – come febbraio e novembre – i volumi scendono, gli aerei volano meno pieni e i prezzi tendono a calare.
Low cost protagoniste dei cieli pieni
A trainare i livelli record di riempimento sono soprattutto le compagnie low cost. Alcuni vettori, come Ryanair, registrano già oggi picchi mensili vicini al tutto esaurito, con load factor che arrivano al 95–96%. Una dinamica che lascia pochissimo margine a chi spera di trovare occasioni last minute, soprattutto sulle rotte più popolari.

Meno aerei, più ore di volo
Alla base di questo scenario non c’è solo la domanda elevata. Il settore deve fare i conti con vincoli strutturali dal lato dell’offerta: aerei temporaneamente fermi per problemi ai nuovi motori, ritardi nelle consegne e una flotta complessivamente più ridotta rispetto alle previsioni pre-pandemia.
Per far fronte alla carenza di aeromobili, le compagnie stanno utilizzando i jet disponibili per più ore al giorno e tengono in servizio velivoli più datati. Una strategia che consente di reggere la domanda, ma che contribuisce a mantenere i fattori di riempimento su livelli record e a sostenere ricavi e profitti in un contesto operativo complesso.
Cosa cambia per il business travel
Per il business travel, il 2026 rischia di segnare un ulteriore cambio di passo. Con aerei più pieni e meno flessibilità sotto data, anche i viaggi di lavoro dovranno essere pianificati con maggiore anticipo, soprattutto su tratte europee molto frequentate e in coincidenza di fiere, eventi e grandi appuntamenti internazionali. La pressione sulla capacità potrebbe tradursi in meno disponibilità nelle classi premium e in una gestione più rigida delle tariffe corporate, rendono ancora più strategico il ruolo di travel manager e TMC nella pianificazione dei viaggi aziendali.
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