Luca Patanè presidente Uvet

Business travel sotto pressione: la risposta concreta del Gruppo Uvet alla crisi in Medio Oriente

In questo articolo

Tra gestione delle emergenze, sicurezza dei viaggiatori e ridefinizione delle rotte globali, Luca Patanè racconta come il Gruppo Uvet sta affrontando uno degli scenari più complessi degli ultimi anni.

In un contesto geopolitico sempre più instabile, il business travel si trova ancora una volta a fare i conti con una crisi internazionale capace di ridisegnare rotte, priorità e strategie aziendali. Le tensioni in Medio Oriente, con le conseguenti chiusure dello spazio aereo e le criticità operative sugli hub di transito, stanno mettendo alla prova l’intero ecosistema della mobilità corporate.

In questo scenario, il ruolo delle Travel Management Company evolve rapidamente: non più semplici intermediari, ma veri e propri partner strategici chiamati a garantire continuità operativa, sicurezza dei viaggiatori e capacità decisionale in tempo reale.

Ne parliamo con Luca Patanè, Presidente del Gruppo Uvet, che offre uno sguardo concreto su come una delle principali realtà italiane del settore stia affrontando la crisi, tra gestione delle emergenze, evoluzione delle richieste dei clienti e nuove strategie per un business travel sempre più resiliente e adattivo.

D. Come sta reagendo il Gruppo Uvet alla crisi in Medio Oriente rispetto alla gestione operativa dei viaggi corporate?

R. Il Gruppo Uvet ha attivato fin dalle prime ore un modello di risposta strutturato e scalabile, fondato su presidio operativo continuo, tecnologia proprietaria e integrazione internazionale.
Uno dei nostri principali punti di forza è il presidio H24, garantito da team dedicati in Italia – diurni, after hours ed emergency – che assicurano continuità operativa senza interruzioni.
Nel primo weekend di crisi, la Direzione Operations ha immediatamente potenziato le risorse, attivando una task force straordinaria per gestire simultaneamente più scenari critici.
Da un lato, abbiamo assistito i viaggiatori già presenti nelle aree coinvolte, monitorandoli in tempo reale e organizzando rientri anticipati attraverso soluzioni multimodali: voli di linea, charter dedicati e, quando necessario, trasferimenti via terra verso hub ancora operativi come Oman e Arabia Saudita, sempre nel rispetto dei requisiti di frontiera e sicurezza.
Parallelamente, abbiamo gestito i flussi in rientro dall’area APAC, anticipando possibili disruption legate alla chiusura dello spazio aereo. Grazie ai nostri sistemi di geolocalizzazione avanzata – tra cui Expert Care e le integrazioni con ISOS International e Anvil – siamo stati in grado di identificare rapidamente i viaggiatori e intervenire con azioni tempestive di re-routing o prolungamento dei soggiorni.
Questo approccio dimostra la nostra capacità di trasformare la complessità in gestione operativa concreta, garantendo sicurezza e continuità alle aziende clienti.

D. Quali sono oggi le principali criticità che state affrontando come TMC nella gestione delle trasferte verso e attraverso l’area mediorentale?

R. La principale criticità riguarda la gestione dell’incertezza operativa su larga scala: chiusure improvvise dello spazio aereo, modifiche dei piani di volo e instabilità degli hub di transito.
In questo contesto, il ruolo di una TMC evoluta come Uvet GBT è quello di riprogettare i flussi di mobilità in tempo reale.
Stiamo supportando i clienti nella revisione completa degli itinerari, individuando rotte alternative che evitano l’area del Golfo: dall’utilizzo di corridoi via Africa e Oceano Indiano, fino a soluzioni via hub europei o rotte transcontinentali alternative.
Un elemento chiave è la stretta collaborazione con i vettori, che hanno introdotto policy flessibili per cambi e cancellazioni.
Questo ci consente di minimizzare l’impatto economico per le aziende e garantire continuità operativa.
Va inoltre sottolineato un dato strutturale: il business travel resta intrinsecamente resiliente. Le aziende continuano a viaggiare quando il business lo richiede, e il nostro ruolo è rendere
questo possibile in condizioni di massima sicurezza e controllo.

D. In che modo stanno cambiando le richieste e i comportamenti delle aziende clienti?

R. Le aziende stanno rafforzando significativamente le proprie policy di travel risk management.
Abbiamo registrato un incremento nell’introduzione di travel ban su specifiche destinazioni e, soprattutto, una revisione dei workflow autorizzativi. Le trasferte verso aree sensibili richiedono oggi livelli di approvazione più articolati, in linea con le logiche di sicurezza aziendale.
In questo scenario, la tecnologia gioca un ruolo determinante. Il nostro self booking tool Biz Travel Evolution consente di applicare dinamicamente restrizioni e livelli di sicurezza, integrandosi con fonti istituzionali come il portale “Dove Siamo nel Mondo” della Farnesina.
Le aziende possono così modulare in tempo reale i livelli di accesso alle destinazioni – da alert informativi fino al blocco totale delle prenotazioni – garantendo governance e compliance anche in contesti altamente instabili.

D. Quali strumenti e protocolli avete rafforzato per garantire la sicurezza dei viaggiatori?

R. Il nostro modello di sicurezza si basa su un ecosistema integrato di tecnologie, processi e competenze.
I viaggiatori hanno accesso a mobile app evolute (GBT, BTE, NEO) e a sistemi di alert proattivi come Proactive Traveler Care, che forniscono aggiornamenti in tempo reale su disruption operative e consentono un contatto immediato con i team di assistenza.
Per le aziende, mettiamo a disposizione strumenti avanzati di monitoraggio come Expert Care, che consente alle funzioni travel e security di localizzare i dipendenti nel mondo e attivare rapidamente azioni di supporto in caso di emergenza.
A questo si aggiunge il coordinamento con il network globale di American Express Global Business Travel, attraverso il team Crisis Alert and Logistics Management (CALM), che garantisce una gestione centralizzata delle crisi, assicurando continuità operativa e flussi informativi strutturati.

D. Quali impatti prevedete sul Business Travel Globale e quali strategie state adottando? 

R. Nel breve termine è fisiologico attendersi una contrazione della domanda verso le aree direttamente coinvolte, soprattutto da parte delle aziende meno esposte operativamente nella regione.
I dati lo confermano: tra il 1° febbraio e il 22 marzo registriamo una riduzione significativa sul Middle East, con i biglietti aerei passati da 1.732 nel 2025 a 861 nel 2026 (-50%) e una conseguente contrazione anche delle room nights (da 5.133 a 2.847).
Allo stesso tempo, emerge con chiarezza un fenomeno complementare. Sulle aree Asia, Far East e Oceania il calo dei voli è stato contenuto (-7%, da 4.046 a 3.783 biglietti), mentre le room nights risultano in crescita (da 11.224 a 11.651).
È un dato particolarmente significativo, perché evidenzia come il business travel non si stia fermando, ma si stia redistribuendo e adattando. Le aziende continuano a viaggiare, ridefinendo destinazioni, rotte e modalità operative.
È proprio in questa fase che cambia il paradigma. Non si tratta più solo di gestire volumi, ma di governare la complessità. La nostra strategia è accompagnare le imprese con un modello evoluto di gestione della mobilità, capace di coniugare sicurezza, flessibilità e controllo, adattandosi in tempo reale al contesto.
In concreto, questo si traduce in alcune direttrici operative chiare: riprogettazione dinamica degli itinerari, introduzione di policy flessibili e livelli autorizzativi evoluti, utilizzo di strumenti di monitoraggio e alert in tempo reale e un presidio continuo dei viaggiatori lungo tutto il journey.
In uno scenario geopolitico incerto, il valore di un partner come Uvet GBT emerge nella capacità di garantire continuità operativa, protezione dei viaggiatori e supporto decisionale.
È qui che si misura la leadership: non nella gestione ordinaria, ma nella capacità di esserci — e di offrire soluzioni concrete — quando la complessità aumenta.

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