Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha usato il palco del forum romano “Investire nel turismo italiano”, organizzato da Federturismo, per lanciare un appello diretto ai media italiani: smettere di alimentare un allarmismo sproporzionato intorno alla crisi in Medio Oriente e alle sue presunte ripercussioni sulla stagione turistica estiva 2026.

Nell’intervento, Mazzi ha tracciato un confronto esplicito con i principali competitor europei del turismo italiano: «In altri Paesi, come Francia, Spagna e Germania, la narrazione sul Golfo e sulle ripercussioni sul travel sono state più calibrate. Credo che sia questo il modo giusto di trattare l’argomento». Una frecciata alla stampa italiana che, a suo avviso, starebbe adottando toni eccessivamente drammatizzanti su una situazione che, per la stragrande maggioranza delle destinazioni mondiali, non presenta criticità per i viaggiatori.

Il turismo non vale solo il 13% del PIL, oltre 240 miliardi di euro, ma se consideriamo anche l’indotto raggiunge il 27%. Più del doppio. Dobbiamo tutelare questo comparto così prezioso.— Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, Forum Federturismo 2026

Il peso economico del turismo: 27% del PIL, non solo il 13%

Il ministro ha voluto mettere in chiaro la posta in gioco economica, spesso sottostimata nel dibattito pubblico. Se la misura più diffusa colloca il turismo al 13% del Prodotto Interno Lordo — già 240 miliardi di euro — la cifra raddoppia abbondantemente quando si considera l’indotto: trasporti, ristorazione, artigianato, commercio, eventi. Secondo Mazzi, l’impatto complessivo supera il 27% del PIL nazionale.

È proprio questa dimensione sistemica a giustificare, nella visione del ministro, una richiesta di maggiore responsabilità verso chi costruisce la narrazione pubblica: “L’informazione deve essere sempre corretta, anche perché il destinatario è il cittadino e c’è un dovere etico da seguire”.

Tour operator e agenzie “inviperite”: prenotazioni in calo per colpa della narrazione

Il giorno precedente all’intervento, Mazzi aveva incontrato tour operator e agenzie di viaggio — “inviperite“, come lui stesso le ha definite — per ascoltare le preoccupazioni della filiera. Il messaggio ricevuto è stato univoco: la copertura mediatica allarmistica sulla crisi geopolitica sta traducendosi in cancellazioni o rinvii di prenotazioni, anche per destinazioni che non hanno alcun legame diretto con le aree di conflitto.

Il punto che il ministro ha giudicato più paradossale riguarda l’allarmismo sul transito: “Non capisco perché vengono lanciati allarmi a viaggiatori che hanno una destinazione finale assolutamente tranquilla, creando allarmismo addirittura sul transito. Inviterei tutti, soprattutto i media, a essere molto responsabili“.

Le previsioni per l’estate 2026: i dati in controtendenza

Contrariamente alla narrativa catastrofista che circola, Mazzi ha dichiarato di essere “in possesso di previsioni per l’estate 2026 che tracciano una tendenza positiva con crescita di traffici d’Oltreoceano, in particolare dagli USA verso il nostro Paese“. Dati che, secondo il ministro, meriterebbero la stessa visibilità sui notiziari di quanto ne ottengono le notizie negative.

Domani vorrei leggere questa notizia“, ha detto Mazzi rivolgendosi idealmente alle redazioni. “Vorrei che i notiziari e i telegiornali dicessero questo. Noi dobbiamo sostenere il nostro turismo, come fanno gli altri Paesi. Su questo, forse, abbiamo da imparare da loro“.

Il contesto è confermato anche da altri osservatori del settore: il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, all’assemblea annuale dell’associazione ha segnalato rallentamenti da parte dei turisti americani altospendenti, ma ha precisato che, ad oggi, non ci sono cancellazioni.

Il Fondo europeo per il turismo e le “contromisure” promesse

Mazzi ha assicurato alla filiera che raccoglierà le istanze delle associazioni di categoria e cercherà risorse concrete per «approntare contromisure». Sul fronte europeo, ha ribadito l’impegno del governo italiano all’interno dell’Unione per la creazione di un Fondo europeo per il turismo, strumento che dovrebbe sostenere le imprese del settore nei momenti di crisi sistemica — esattamente come quello attuale.

“Turismo fa rima con ottimismo”

Mazzi ha chiuso il suo intervento con la stessa nota con cui l’aveva aperto, quella dell’ottimismo come attitudine strutturale: “Per me turismo fa rima con ottimismo, e credo di essere arrivato nel ministero perché la stessa imprenditoria del settore è pervasa da questo spirito costruttivo. Ma dovremmo esserlo tutti“.

Un messaggio che, nelle intenzioni del ministro, si rivolge contemporaneamente agli operatori del settore — che vivono un momento di incertezza reale — e ai media — a cui viene chiesta una narrazione più equilibrata. La sfida per il nuovo inquilino del ministero, tuttavia, non si esaurisce nell’ottimismo comunicativo: la filiera aspetta risorse, strumenti e, soprattutto, risposte concrete alle difficoltà di un settore che muove quasi un terzo dell’economia nazionale.

Nel frattempo Lufthansa, per il caro carburante, cancella 20.000 voli da maggio a ottobre, ma evidentemente sono cose che succedono.

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