Il Gruppo Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20.000 voli a corto raggio programmati fino alla fine di ottobre 2026. La decisione, resa ufficiale il 21 aprile, è una risposta diretta alla crisi del jet fuel innescata dalla guerra in Medio Oriente: dal 27 febbraio — giorno del primo attacco contro l’Iran — il prezzo del cherosene raffinato è più che raddoppiato, arrivando a quasi 200 dollari al barile, un livello che secondo S&P Global Energy ha battuto più volte i record storici.
Cosa prevede il piano di Lufthansa
I voli cancellati appartengono tutti alla controllata regionale Lufthansa CityLine, la cui chiusura, prevista inizialmente per il 2027, è stata anticipata per contenere i costi operativi. Secondo il comunicato pubblicato sul newsroom del gruppo, la riduzione è progressiva e distribuita sull’orario estivo, con un impatto sulla capacità inferiore all’1% in “available seat kilometers”. Il risparmio atteso è di circa 40.000 tonnellate di jet fuel.
I 27 aerei di CityLine sono stati ritirati dalla programmazione voli a partire dal 18 aprile, e ai circa 2.000 dipendenti è stato proposto di continuare a lavorare in altre compagnie controllate dall’azienda.
Le prime cancellazioni sono già operative: circa 120 voli giornalieri sono stati eliminati a partire dal 20 aprile, con effetti almeno fino alla fine di maggio. Tra le rotte sospese figurano i collegamenti da Francoforte a Bydgoszcz e Rzeszów (Polonia) e a Stavanger (Norvegia).
I sei hub europei coinvolti
Il consolidamento della rete riguarda i sei hub del gruppo: Francoforte, Monaco, Zurigo, Vienna, Bruxelles e Roma. Il gruppo assicura che i passeggeri manterranno accesso alla rete globale, in particolare ai voli a lungo raggio. Secondo il direttore finanziario Till Streichert, l’obiettivo è concentrare con maggiore chiarezza le piattaforme di corto e medio raggio e renderle più competitive.
La pianificazione delle rotte a medio termine, con le ottimizzazioni per l’intera stagione estiva, sarà pubblicata tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Nell’orario invernale 2026/27 il gruppo prevede ulteriori tagli, compresa la riduzione di sei aeromobili intercontinentali al termine della stagione estiva.
Lufthansa ha precisato che per i voli già programmati in estate l’approvvigionamento di carburante è sostanzialmente garantito, grazie a una combinazione di acquisti fisici e coperture sui prezzi. Il consumo di cherosene del gruppo è coperto per oltre l’80%, una media superiore a quella di mercato. Tuttavia il restante 20% deve essere acquistato ai prezzi spot, oggi molto più elevati, e questa quota sarà ridotta di circa il 10% grazie ai tagli operativi.
Il contesto: una crisi che colpisce tutto il settore
Lufthansa non è l’unica vittima della crisi. KLM ha dichiarato che opererà 80 voli di andata e ritorno in meno da e per Amsterdam Schiphol nel mese di maggio, con tagli sulle rotte più frequentate come Londra e Düsseldorf. Scandinavian Airlines ha cancellato circa 1.000 voli ad aprile, mentre vettori come Cathay Pacific, Air New Zealand e Qantas hanno già aumentato il fuel surcharge.
Il jet fuel pesa per circa un quarto dei costi operativi totali di una compagnia aerea e, rispetto ai livelli pre-conflitto, ha raddoppiato i prezzi in Europa. Secondo stime di mercato, sui passeggeri potrebbero gravare rincari fino al 20% rispetto ai prezzi pre-guerra per l’estate 2026.
Sul fronte europeo, i ministri dei Trasporti stanno valutando un pacchetto di misure per evitare una carenza di carburante, dopo l’allarme dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che segnala scorte inferiori alle sei settimane. Il piano europeo dovrebbe essere presentato proprio oggi.
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