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TTG Travel Experience 2026: dati del turismo, travel manager e viaggiatori

In questo articolo

A TTG Travel Experience 2026 i dati del ministro Mazzi, il ruolo strategico del travel manager e la ricerca dell'Osservatorio Travel Innovation su viaggiatori, IA e incertezza.

La 63esima edizione di TTG Travel Experience, in programma alla fiera di Rimini dal 14 al 16 ottobre 2026, si è aperta con un tema che mette la persona al centro del viaggio: “EXIST”. L’idea è valorizzare esperienze autentiche che la tecnologia può rendere più accessibili, sostenibili e coinvolgenti, senza sostituirle. Una chiave di lettura che ha attraversato anche i panel dedicati al business travel e alla ricerca sui comportamenti dei viaggiatori.

Nel giorno dell’inaugurazione il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha sottolineato il ruolo della manifestazione per i professionisti del settore e per l’analisi delle nuove tendenze, attribuendo i risultati del turismo italiano al lavoro congiunto di imprese, operatori e istituzioni. I dati citati sono quelli di un comparto in salute: 535,5 milioni di presenze, una spesa turistica che nel 2025 ha raggiunto i 57 miliardi di euro e un surplus della bilancia dei pagamenti di 22,7 miliardi.

Il 2026 conferma la tendenza. A settembre, rispetto allo stesso mese del 2025, gli arrivi sono cresciuti del 4,9% e le presenze del 5%, con un’accelerazione più marcata della componente straniera. Il confronto con settembre 2024 è ancora più netto: arrivi in aumento del 13% e presenze del 10,4%. Il turismo vale oggi oltre il 13% del PIL e conta 3,3 milioni di occupati, in crescita dell’11% rispetto all’inizio dell’attuale esecutivo.

Il ministro ha ricordato gli oltre 4 miliardi di euro investiti dal Governo, di cui 2 miliardi dal PNRR, e ha indicato le priorità: destagionalizzazione dei flussi, valorizzazione di aree interne, piccoli Comuni, borghi, montagna e cammini, sviluppo del turismo open air. Sul fronte del lavoro ha citato la detassazione delle mance al 5%, i bonus per il lavoro notturno e festivo e 120 milioni di euro per realizzare 63mila posti letto destinati al personale del comparto. Sul versante digitale ha valorizzato Italia.it, che ha registrato 23 milioni di visite tra fine 2025 e inizio 2026, insieme alla Banca dati delle strutture ricettive e al Codice identificativo nazionale (CIN) contro l’abusivismo, alla riforma delle guide turistiche e al potenziamento del Tax Free. Tra gli obiettivi futuri figurano qualità dell’offerta, trasformazione digitale delle imprese, formazione e rapporto con le comunità locali, in una visione che trova casa nello Spazio Italia realizzato da Enit in fiera. Il confronto proseguirà sabato 17 ottobre al Tempio di Venere, a Roma, con un evento del Ministero del Turismo. Mazzi ha chiuso definendo il turismo “la capacità di trasformare la bellezza della nostra Nazione in valore, l’identità italiana in sviluppo e ogni viaggio in un’opportunità di crescita condivisa”.

Il travel manager esiste e non è mai stato così complesso

Per il mondo del business travel, uno dei momenti più attesi è stato il panel “Il travel manager esiste e non è mai stato così complesso. Ruolo, identità e futuro di una professione che cambia pelle“, moderato da Rosemarie Caglia, Direttrice di Travel For Business. Il filo conduttore: il travel manager non è più il professionista che organizza trasferte nel modo più efficiente possibile, ma una figura trasversale che dialoga con tutta l’azienda.

Moira Zoncada, travel manager di Italian Exhibition Group, ha spiegato che il ruolo si è ampliato fino a includere la sicurezza dei viaggiatori e il dialogo con HR, finance, procurement e legal. “Il travel manager è passato da professionista del viaggio a professionista delle relazioni“, ha osservato, indicando nell’autorevolezza una competenza chiave: le persone devono trovare un interlocutore competente, capace di comprendere sia il punto di vista dell’azienda sia quello del viaggiatore. La pura prenotazione, ha aggiunto, è oggi la parte meno rappresentativa del lavoro. Guardando ai prossimi anni, le competenze tecniche si possono imparare e aggiornare, mentre le soft skill, come empatia, curiosità e sensibilità verso il benessere del viaggiatore, sono più difficili da costruire e fanno la differenza.

Giulia Bertolini, travel e fleet manager di CFT, ha ripercorso la propria esperienza: l’ufficio travel creato in azienda nel 2018-2019 e poi la pandemia, che ha mostrato al management come senza quel ruolo l’azienda si sarebbe fermata. Da lì è arrivata una competenza oggi tra le più importanti, il risk management, in un contesto fatto di guerre, attacchi terroristici ed eventi naturali. Ha ricordato che il saving è stato a lungo il tema portato al board per dimostrare il valore del lavoro, ma che il valore reale sta nella continuità operativa: permettere all’azienda di lavorare in Paesi ad alto rischio come Israele, Pakistan o Nigeria. Il paradosso, ha notato, è che “se tutto va bene nessuno se ne accorge, se succede qualcosa è subito colpa nostra“, e che è più facile misurare un risparmio che una trasferta andata bene.

Ivano Gallino, presidente AITMM, ha richiamato il lavoro dell’associazione sulla norma UNI 11977, che definisce quattro profili professionali per chi gestisce la mobilità in azienda, tra cui una figura trasversale. La certificazione, ha spiegato, funziona come una mappa: la competenza viene riconosciuta da un ente terzo e indica dove approfondire. La sfida è portare il travel manager, o chi gestisce la mobilità, ai tavoli strategici con HR e CFO. A sostegno ha citato un’evidenza: “Quando un CEO dall’altra parte del mondo ha un problema, chiama il travel manager“. Ha poi insistito sull’integrazione di viaggi, flotta e mobilità, perché rispondono allo stesso bisogno e agli stessi obiettivi aziendali, dalla rendicontazione delle emissioni all’attrazione dei talenti, con i giovani sempre più attenti a smart working e tempi di spostamento.

Dal fronte delle TMC è arrivato un messaggio coerente: sarebbe assurdo gestire travel manager proiettati al 2030 con un’organizzazione ferma alle esigenze del 2010. L’obiettivo delle travel management company è assorbire la complessità e restituire semplicità, usando la tecnologia per liberare tempo alla consulenza e lasciare al travel manager la strategia del proprio travel program, senza sommergerlo di dashboard con decine di KPI.

Viaggiare: esistere nel viaggio, tra umano e artificiale

Un altro appuntamento importante, “ViaggIare: esistere nel viaggio, tra umano e artificiale“, ha visto la presentazione dei risultati della ricerca 2026 dell’Osservatorio Travel Innovation, con un’indagine sui comportamenti dei viaggiatori in 15 Paesi europei. In apertura, il direttore Filippo Renga, ha ricordato che l’Osservatorio è nato nel 2014 e ha segnalato la novità del videomessaggio del Commissario europeo al Turismo sostenibile e ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, la prima volta di un Commissario dedicato al turismo. Il Commissario ha annunciato la prima Strategia europea per il turismo sostenibile, con resilienza, gestione delle crisi, competenze, dati, sostegno alle PMI e connessioni multimodali tra le priorità, e ha indicato nell’intelligenza artificiale, usata responsabilmente, uno strumento per gestire i flussi e alleggerire le destinazioni più affollate. Renga, ha ribadito che “quello che non misuri non migliori“: senza dati l’IA non serve.

La ricercatrice Federica Russo ha presentato i numeri del mercato. La ricettività italiana raggiunge i 40,7 miliardi di euro, in crescita del 5%. Le presenze aumentano del 3% nel periodo gennaio-luglio secondo ISTAT, ma a pesare di più sono i prezzi, cresciuti del 4% tra gennaio e agosto. La crescita è trainata dai turisti internazionali, le cui presenze mensili superano quelle del 2025 dalla primavera, mentre quelle italiane restano stabili (-0,04%). L’e-commerce cresce del 9% fino a 23,8 miliardi di euro, il 59% del mercato ricettivo.

Nel confronto con i protagonisti della filiera, Domenico Pellegrino, CEO di Gruppo Bluvacanze, ha messo in guardia dall’impoverimento dell’offerta: l’auto-packaging, che secondo i dati dell’Osservatorio vale circa il 30% del transato delle agenzie, nasce da un recupero di marginalità e rischia di lasciare fuori garanzie, assicurazioni e tutele. Ha ricordato che anche chi viaggia per lavoro è un viaggiatore, con esigenze alimentari o di salute, e che l’esperienza inizia quando si prenota e si paga. Per lui la dimensione umana e relazionale è ciò che resterà, “perché il resto sarà tecnologia”, e già oggi circa un terzo degli americani usa forme di acquisto automatizzato.

Erika Del Mastro, di Redion (ex Europ Assistance), ha descritto sei anni di incertezza “a elastico” e un viaggiatore che, dopo il Covid, reagisce più in fretta. Quest’anno, dopo una buona partenza e la contrazione di fine febbraio, la domanda è ripartita senza recuperare l’ondata di prenotazioni di marzo e aprile, con finestre di prenotazione più corte e mete percepite come più sicure, come il Portogallo. Le polizze sono passate da 3 viaggiatori su 10 prima del Covid a 6-6,5 su 10, ma resta un 40% che parte senza copertura, spesso per un costo di circa 30 euro. Chiamata a dire se l’incertezza crescerà, la maggior parte dei relatori ha risposto di sì. Gloria Armiri, Sales Director TMC & Consortia Global Sales di Accor, ha osservato che l’incertezza è ormai intrinseca e che il mercato crescerà perché le persone si abitueranno a convivere con le tensioni geopolitiche.

Cosa resta di TTG 2026

Dai numeri del Ministero ai panel del business travel emerge un quadro coerente: un turismo italiano in crescita, trainato dalla domanda estera e dai prezzi, e una filiera che deve imparare a gestire l’incertezza come condizione stabile. In questo scenario il travel manager diventa regista, con competenze di relazione, risk management e strategia, e la tecnologia assorbe l’operatività per lasciare spazio alle decisioni e al valore umano del viaggio.

Leggi Anche: TTG Travel Experience 2026: gli eventi da non perdere a Rimini

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