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Taxi, transfer e ride-hailing: l’ultimo miglio è il punto cieco della travel policy?

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Voli, treni e hotel seguono ormai un percorso consolidato: canali aziendali, tariffe negoziate, approvazioni e reportistica. Quando però il viaggiatore atterra o scende dal treno, lo schema si allenta. Il taxi preso all’uscita dell’aeroporto, il transfer proposto dall’hotel, l’auto con conducente richiesta tramite app sono spostamenti brevi, spesso anticipati dal dipendente e rimborsati a nota spese, che sfuggono più facilmente a regole, fornitori preferenziali e controllo dei dati. Le ricerche più recenti indicano che non si tratta di un tema marginale e che il problema riguarda la governance più che il costo in sé.

 

Un peso da non sottovalutare

Una ricerca condotta nella primavera 2026 dal BTN Group su 101 travel manager, realizzata per conto di Enterprise Mobility, restituisce un quadro chiaro. Per il 44% degli intervistati il trasporto terrestre vale tra il 10% e il 15% della spesa travel complessiva, per un sesto arriva al 16% o più, mentre per il 41% resta sotto il 10%. Sommando le prime due fasce, per oltre la metà del campione l’ultimo miglio supera quindi la soglia del 10%.

Il quadro è meno netto se si guarda alla capacità di misurare il fenomeno. Nella ricerca di GBTA e National Limousine Association del 2024, condotta su 121 travel manager di Stati Uniti e Canada, solo il 63% sapeva quanto la propria azienda spendesse per il trasporto terrestre; tra chi lo sapeva, la stima media era dell’11,5%. Il 47% segnalava un aumento della spesa nell’ultimo anno e il 42% ne prevedeva un altro in quello successivo.

Policy solide per il noleggio, più leggere per il resto

La stessa indagine BTN mostra dove le regole ci sono. Una policy su scelta del fornitore e inclusione nello strumento di prenotazione esiste per il noleggio auto nel 91% dei casi, mentre scende per l’uso del veicolo personale, per le app di ride-hailing e per il taxi.

Modalità Aziende con policy su fornitore e canale di prenotazione
Noleggio auto 91%
Veicolo personale 74%
App di ride-hailing 63%
Taxi 57%

Fonte: BTN Group, survey primavera 2026 su 101 travel manager, per Enterprise Mobility.

Avere una policy non equivale a guidare -con certezza- il viaggiatore. Solo il 53% fornisce indicazioni su come e quando prenotare un’auto a noleggio, e ancora meno lo fa per ride-hailing, taxi, servizi con conducente, trasporto pubblico, monopattini o bici. Il 44% cita i veicoli a guida autonoma nelle proprie regole, ma solo il 14% spiega come e quando usarli. Nonostante costi ed esperienza del viaggiatore siano indicati come priorità, il 49% delle aziende non prevede di cambiare pratiche o policy sul trasporto terrestre quest’anno.

Sicurezza e duty of care: l’anello debole

Il tema emerge con forza anche in Europa. Lo studio di GBTA e FREENOW, pubblicato nel novembre 2024 su 76 travel manager e 425 viaggiatori di Germania, Regno Unito, Spagna e Irlanda, definisce ultimo miglio i tragitti entro i 75 chilometri, escluso il treno a lunga percorrenza. L’85% dei programmi dispone di policy di gestione del rischio, ma solo il 55% le applica “sempre” o “spesso” al trasporto terrestre. Il 62% organizza formazione periodica sulla sicurezza, ma solo il 56% vi include sempre o spesso i rischi legati agli spostamenti a terra. Meno di un quarto dei travel manager dichiara inoltre di monitorare con regolarità i movimenti dei viaggiatori, per esempio nel tragitto tra aeroporto e hotel.

Quanto alle modalità, il taxi è considerato la più sicura dal 50% dei travel manager, davanti al noleggio auto (43%) e al trasporto pubblico (26%). Secondo FREENOW, piattaforma di mobilità con il taxi al centro dell’offerta, circa il 70% dei travel manager mette il track record di sicurezza tra i criteri principali nella scelta dei fornitori. In Nord America, nella ricerca GBTA e NLA, il 73% colloca la sicurezza al primo o al secondo posto tra le priorità di un programma di trasporto terrestre gestito.

Meeting ed eventi: dove la frammentazione è maggiore

La dispersione cresce quando si passa dai viaggi individuali a meeting ed eventi. Sempre secondo BTN, meno della metà dei travel manager incoraggia il ride-sharing, il 43% comunica le opzioni di navetta senza renderle obbligatorie e oltre la metà lascia la scelta ai singoli partecipanti. Il risultato, osserva la ricerca, può essere un aumento dei costi inutili e un’esperienza disomogenea, con regole che cambiano in base al tipo di evento.

Il mercato si sposta verso il premium

Nel Car Rental Survey & Ground Transportation Report 2026 di BTN i punteggi di servizi con conducente e ride-hailing sono migliorati in tutte le categorie, invertendo il calo dell’anno precedente. Il 43% dei rispondenti dichiara di non avere contratti attivi con servizi chauffeured, contro il 41% dell’anno prima, ma tra chi li ha il numero di fornitori per azienda sembra in aumento. Nel frattempo Uber ha annunciato il 30 marzo l’accordo per acquisire la piattaforma europea Blacklane, mentre Lyft aveva rilevato a ottobre 2025 TBR Global Chauffeuring. Ride-hailing e chauffeur convergono: per le aziende diventa più urgente stabilire quale livello di servizio sia ammesso, per chi e in quali circostanze.

Anna Strogaya, Travel and Contract Manager di Campari Group

Quando la disruption mette alla prova la policy

A dimostrare quanto l’ultimo miglio possa diventare critico è un episodio raccontato da Anna Strogaya, Travel and Contract Manager di Campari Group. Il 16 ottobre un gruppo di viaggiatori dell’azienda stava rientrando da una trasferta quando un’interruzione ha colpito il sistema di controllo del traffico aereo in Italia.

“Dopo la cancellazione dei voli, i viaggiatori trovavano collegamenti per Lione ma non per Milano, e il noleggio auto in giornata non era più disponibile. Come hanno deciso di risolvere? Prendendo un Uber! Cosa ne ricaviamo? Regole più chiare e fornitori preferenziali devono far parte di un approccio unico al trasporto terrestre. Ci stiamo lavorando con una revisione della Global Travel Policy e, in parallelo, la valutazione dei fornitori di noleggio auto per selezionare quelli preferenziali. Insieme, queste azioni daranno ai viaggiatori e all’agenzia indicazioni più chiare sulle opzioni di trasporto adeguate, anche quando le interruzioni richiedono soluzioni alternative».

Anna Strogaya, Travel and Contract Manager, Campari Group

Una testimonianza che conferma l’impostazione emersa dalle ricerche: nei momenti di emergenza, senza regole e fornitori già definiti, la scelta resta al singolo viaggiatore.

Dalla gestione tattica a quella strategica

Il segnale incoraggiante è che il tema è entrato nell’agenda. Secondo BTN, sette travel manager su dieci dichiarano di avere policy di mobilità strutturate o di discuterne attivamente, in aumento rispetto a un’analoga indagine del 2020. Tra i fattori che spingono al cambiamento, il 55% cita risparmio o miglior supporto al viaggiatore, il 37% duty of care e sicurezza, il 26% il rispetto della policy e il 13% la riduzione delle emissioni. Quasi nove intervistati su dieci adotterebbero con buona probabilità una piattaforma unica capace di suggerire il mezzo più adatto in base a policy, motivo e itinerario, anche se la propensione media si ferma a 60 su 100.

Per un travel manager il primo passo resta quantificare quanto si spende davvero in taxi, transfer e ride-hailing, incrociando dati di carta aziendale e note spese, prima di decidere quali regole e quali fornitori mettere al centro della policy.

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