Cuba chiude hotel (3)

Cuba si ferma: da marzo chiusura totale degli hotel. Cosa sta succedendo

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L’Avana vive la sua crisi più profonda: dopo l’addio dei voli da Canada e Russia, l’isola affronta un vuoto di visitatori senza precedenti. Tra carenza di carburante e trattative diplomatiche con l’amministrazione Trump, ecco lo scenario aggiornato

Una tempesta perfetta sta travolgendo l’industria del turismo a Cuba. Quella che era iniziata come una riduzione parziale dei servizi si sta trasformando, a partire dalla prossima settimana, in una chiusura pressoché totale delle strutture ricettive. L’isola, un tempo perla dei Caraibi, si ritrova isolata e priva di energia, costringendo i colossi alberghieri internazionali a una ritirata forzata.

Il blocco dei cieli: l’addio di Canada e Russia

La causa scatenante di questo “blackout turistico” è la sospensione dei voli dai due mercati chiave: Canada e Russia.

Air Canada e altri vettori nordamericani hanno sospeso le rotte a tempo indeterminato, citando l’impossibilità di garantire standard minimi di servizio e logistica a terra. I turisti russi, che negli ultimi anni avevano sostenuto l’economia locale, sono stati rimpatriati in massa con voli speciali, lasciando vuoti i resort di Varadero e dei Cayos.

Attualmente, l’aeroporto Jose Martí dell’Avana riceve solo una frazione dei voli abituali. Compagnie come Iberia e Air France mantengono collegamenti ridotti al minimo, mentre i vettori statunitensi (American, Delta, United e Southwest) restano alla finestra, in attesa di evoluzioni politiche.

Hotel deserti e trasferimenti d’emergenza

Le grandi catene spagnole come Meliá e Iberostar, insieme alla canadese Valentin, hanno già iniziato a sigillare le porte di numerose strutture. La causa principale non è solo la mancanza di ospiti, ma l’impossibilità di reperire carburante per i generatori e beni di prima necessità per le cucine.

In questo scenario apocalittico, lo storico Hotel Nacional de Cuba (simbolo dell’isola dal 1930) è diventato l’ultimo avamposto: le autorità stanno trasferendo qui d’urgenza i pochi turisti rimasti in città, evacuandoli da hotel ormai privi di elettricità. Nel quartiere Miramar, gli hotel un tempo lussuosi ora ospitano a malapena gli equipaggi di volo per le brevi soste tecniche.

Il fattore Trump e l’ombra di Marco Rubio

Mentre l’isola si spegne, la diplomazia internazionale si muove nell’ombra. Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, sta elaborando per l’amministrazione Trump una strategia di “apertura condizionata“.

L’obiettivo: spingere per riforme economiche strutturali che permettano l’ingresso dei giganti dell’hôtellerie statunitense come Marriott, Hilton e Hyatt. Al momento, gli investimenti europei sono in stallo: Cuba è considerata un “cattivo pagatore” e la mancanza di valuta forte rende impossibile onorare i debiti con i fornitori esteri.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?

Per chi aveva programmato un viaggio, il consiglio delle agenzie internazionali è di monitorare costantemente lo stato dei voli. La chiusura della prossima settimana potrebbe essere l’ultimo atto di un modello turistico statale ormai al collasso, prima di una possibile (ma incerta) trasformazione verso il mercato libero.

Il vuoto di turisti trasformerà temporaneamente i resort in alloggi per i dipendenti del settore, ma la speranza del governo cubano è che un eventuale accordo con Washington possa riaprire le rotte americane, portando quella linfa economica che oggi manca totalmente.

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