Crescere, ma farlo con prudenza. È questo il filo conduttore della strategia di Ita Airways per il 2026, anticipata dall’amministratore delegato e direttore generale Joerg Eberhart in un’intervista a La Repubblica. Un piano che punta dritto sull’intercontinentale, rafforza l’occupazione e rilancia l’identità del brand, senza perdere di vista i nodi ancora aperti sul fronte finanziario e sindacale.
Cinquecento nuove assunzioni: Ita investe sulle persone
Il segnale più concreto della fase di espansione è quello occupazionale. Nel 2026 Ita Airways prevede 500 nuove assunzioni, di cui 100 piloti e 400 assistenti di volo.
“È la dimostrazione che Ita sta crescendo in modo sicuro“, sottolinea Eberhart, rimarcando come il rafforzamento degli organici sia coerente con l’aumento delle operazioni e con una strategia industriale che guarda al medio-lungo periodo.
Un dato non banale per un vettore giovane, che in pochi anni ha dovuto costruire una struttura operativa solida in un contesto di mercato tutt’altro che semplice.

Flotta in crescita e obiettivo 30 wide-body entro il 2030
Il cuore del piano resta il lungo raggio, definito senza esitazioni dal ceo come «la colonna vertebrale di Ita». La compagnia sta lavorando a un nuovo Piano industriale, più ambizioso, che prevede l’ingresso di due aeromobili di lungo raggio già quest’anno e altri due nel 2026.
La rotta è tracciata: arrivare a 30 aerei intercontinentali entro il 2030. Un rafforzamento che parte da Roma Fiumicino, hub strategico del vettore. «Quando sei forte lì – osserva Eberhart – ne beneficiano anche i voli di corto e medio raggio», in un effetto a cascata che rafforza l’intero network.
Americhe al centro del network: più Nord e Sud America
Sul piano delle rotte, Ita guarda decisamente a Ovest. Il contesto geopolitico pesa sulle scelte: la guerra in Ucraina e la chiusura dei cieli russi rendono l’Asia meno accessibile, allungando tempi e costi operativi.
Da qui la decisione di potenziare i collegamenti verso il Nord America e l’America Latina, con nuove frequenze e rotte allo studio. Tra queste l’ipotesi di un Roma–Newark, che rafforzerebbe ulteriormente la presenza della compagnia sul mercato statunitense, oggi considerato uno dei più strategici in termini di ricavi e traffico premium.

Identità e heritage: Ita riscopre l’anima di Alitalia
Non solo numeri e aeromobili. Nel piano di Ita c’è spazio anche per l’immagine e per il racconto del brand. Eberhart esclude un cambio di nome, ma apre a un’evoluzione identitaria: “Non avrebbe senso abbandonare il nome Ita, semmai arricchirlo“.
L’idea è quella di recuperare alcuni elementi iconici della storica Alitalia, in particolare degli anni ’60, magari sul timone di coda, come omaggio a una stagione che ha segnato l’immaginario del volo italiano. Un’operazione di heritage che guarda al futuro, parlando soprattutto a un pubblico internazionale.
Conti, sindacati e il nodo Pratt & Whitney
Il capitolo più delicato resta quello economico e sindacale. Ita registra un Ebit positivo, ma non è ancora in utile. “Serve un compromesso tra un’azienda che non fa ancora profitti e i bisogni legittimi dei dipendenti“, chiarisce Eberhart, spiegando che aumenti salariali del 20% metterebbero a rischio una crescita sostenibile.
A pesare sui conti sono anche fattori esterni e strutturali, come i costi di leasing degli aeromobili e soprattutto i problemi tecnici ai motori Pratt & Whitney, che hanno causato lo stop di diversi aerei. Il danno stimato? Almeno 150 milioni di euro, nonostante i tentativi di dialogo con il costruttore.
Leggi Anche: Ita Airways entra nel programma PartnerPlusBenefit del Gruppo Lufthansa
***
CONTINUA A LEGGERE SU BUSINESSMOBILITY.TRAVEL
Per non perderti davvero nulla seguici anche su LinkedIn, Instagram e TikTok