aeroflot punta alla privatizzazione

La Russia privatizza (una parte) di Aeroflot

In questo articolo

La Russia vende il 23,7% di Aeroflot per finanziare il bilancio della guerra. Scopri i dettagli dell'operazione, il valore delle quote e l'impatto delle sanzioni.

Il Cremlino ha ufficialmente avviato le procedure per la cessione di una quota significativa di Aeroflot, il vettore di bandiera russo. L’Agenzia federale per la gestione delle proprietà statali (Rosimushchestvo) ha annunciato la messa in vendita del 23,76% del capitale azionario.

Questa mossa strategica è il segnale di una necessità impellente: rimpinguare le casse dello Stato in un momento in cui la spesa militare per il conflitto in Ucraina sta mettendo sotto pressione il bilancio federale.

I dettagli dell’operazione: tempi e modalità

La procedura è già entrata nel vivo. Ecco le tappe fondamentali definite dal governo russo:

Apertura candidature: il processo è iniziato il 22 maggio.

Nomina dell’Advisor: entro il 9 giugno, Rosimushchestvo designerà una banca d’affari (presumibilmente uno dei grandi istituti russi come VTB o Sberbank) per valutare il valore di mercato della quota.

Obiettivo: massimizzare l’afflusso di liquidità verso il bilancio statale attraverso una struttura di transazione ottimizzata.

Nonostante la vendita, lo Stato russo — che attualmente detiene il 73,8% delle quote — manterrà il controllo della compagnia con una partecipazione di circa il 50% più un’azione, garantendosi la piena governance strategica.

Analisi finanziaria: quanto vale la quota di Aeroflot?

Il capitale sociale di Aeroflot è frazionato in oltre 3,97 miliardi di azioni. Basandosi sulle attuali quotazioni e sulle stime di mercato, il quadro finanziario si presenta come segue:

Parametro Valore Stimato
Valutazione Totale Compagnia ~190 miliardi di rubli
Controvalore in Dollari ~$2,6 miliardi
Valore quota in vendita (23,76%) ~45 miliardi di rubli (~$600 milioni)

Il precedente del 2020

Non è la prima volta che Mosca ricorre al mercato per sostenere il vettore. Nell’ottobre 2020, durante la crisi pandemica, Aeroflot raccolse 80 miliardi di rubli tramite un’emissione secondaria. In quell’occasione, tra i principali acquirenti figurarono il Russian Direct Investment Fund (RDIF) e diversi fondi sovrani del Medio Oriente, a dimostrazione di un asse finanziario che si sta spostando progressivamente verso Est.

Il contesto geopolitico: sanzioni e “Pivot to Asia”

La decisione di vendere quasi un quarto della compagnia arriva in un momento critico. L’economia russa opera in un regime di isolamento parziale dai mercati occidentali a causa delle sanzioni internazionali.

La sfida della flotta

Le sanzioni hanno bloccato l’accesso ai ricambi Boeing e Airbus, costringendo Aeroflot a una profonda ristrutturazione:

  1. Nuovi ordini: la compagnia ha pianificato l’acquisto di 200 aerei di fabbricazione russa (come i Sukhoi Superjet e i MS-21) per eliminare la dipendenza dall’Occidente.
  2. Rotte alternative: chiusi i cieli europei e americani, il network si sta espandendo aggressivamente verso l’Asia, la Cina e il Medio Oriente, cercando di intercettare i nuovi flussi commerciali globali.

Perché questa vendita è cruciale per il Cremlino?

Gli analisti concordano nel vedere in questa operazione un tentativo di “privatizzazione di necessità”. Con una spesa per la difesa che nel 2024-2025 ha raggiunto livelli record (stimata oltre il 6% del PIL russo), il governo ha bisogno di ogni rublo disponibile per coprire il deficit e sostenere la produzione industriale bellica senza drenare eccessivamente il Fondo di Benessere Nazionale.

Leggi Anche: Russia, addio a Boeing e Airbus? Il piano disperato di Mosca per salvare i voli civili

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