Il Parlamento europeo si appresta a votare, nella plenaria di luglio, la storica riforma del Regolamento EU261 sui diritti dei passeggeri aerei. Nonostante il via libera del Consiglio UE e l’approvazione unanime delle commissioni parlamentari, l’accordo ha scatenato un vero e proprio terremoto nei cieli europei.
Le compagnie aeree – guidate dai colossi low cost come Ryanair e Wizz Air, e sostenute dalle associazioni di categoria Aicalf, IATA e ERA – hanno alzato il muro del “no”. L’accusa? Le nuove norme sulla trasparenza dei prezzi e sui bagagli a mano rischiano di far impennare il costo dei biglietti per tutti i viaggiatori.
Cosa prevede la nuova riforma EU261
Il testo punta a rafforzare la tutela dei consumatori attraverso quattro pilastri fondamentali:
- Ritardi e risarcimenti: confermata la soglia delle 3 ore di ritardo per ottenere l’indennizzo pecuniario (fino a 600 euro).
- Trasparenza totale: obbligo di mostrare il prezzo del biglietto comprensivo di bagaglio a mano grande fin dall’inizio del processo di prenotazione.
- Minori tutelati: divieto di applicare costi aggiuntivi per assegnare i posti accanto agli accompagnatori per i minori di 14 anni.
- Rimborsi facili: istruzioni più chiare e standardizzate su come i passeggeri possono richiedere i risarcimenti direttamente ai vettori.

Ryanair va all’attacco: “Un’invenzione burocratica che favorisce tariffe più alte”
La reazione più dura è arrivata da Michael O’Leary, CEO di Ryanair, che ha messo nel mirino direttamente la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
“L’Europa inventa nuove regole che rendono le compagnie aeree europee meno competitive. Queste norme costringeranno i vettori a pubblicare comunicazioni tariffarie fuorvianti e più alte, quando oltre il 50% dei nostri passeggeri sceglie deliberatamente di viaggiare leggero senza il secondo bagaglio a mano.”
— Michael O’Leary, CEO di Ryanair
O’Leary ha poi spostato l’accento sul contesto geopolitico e sulle reali cause dei disservizi: “In un momento di crisi internazionale, l’UE si concentra sui bagagli invece di riformare il sistema ATC (il controllo del traffico aereo). Le inefficienze dei controllori di volo governativi sono responsabili di oltre il 90% dei ritardi, ma i costi ricadono interamente sulle compagnie”.

Il nodo del bagaglio a mano: addio alla libertà di scelta?
Secondo Aicalf (l’associazione delle low fares italiane) e Wizz Air, l’obbligo di inserire il bagaglio a mano nella tariffa base scardina il modello di business che ha reso i voli accessibili a milioni di europei.
Le compagnie sollevano un dubbio di natura legale ed economica:
- Violazione dell’opt-out: la normativa UE prevede che i servizi opzionali debbano essere aggiunti su base opt-in (scelta attiva del cliente).
- Prezzi gonfiati: imporre il bagaglio grande di default costringerà chi viaggia solo con uno zaino piccolo a pagare per un servizio che non desidera.
Wizz Air ha comunque voluto fare un plauso alla norma sui minori, ricordando di applicare già da tempo l’assegnazione gratuita dei posti vicini per gli under 14, ma ha ribadito che il testo “non modernizza un quadro normativo vecchio di vent’anni e ignora le attuali realtà operative”.

IATA e ERA: “Un’occasione persa per la competitività”
La critica è corale. Willie Walsh, Direttore Generale IATA (l’associazione internazionale del trasporto aereo), ha definito la riforma “solo di facciata, un compromesso politico di cui i responsabili dovranno rispondere attraverso i dati”. Secondo Walsh, le modifiche non ridurranno i ritardi, ma aumenteranno i costi operativi che inevitabilmente ricadranno sui passeggeri.
Preoccupazione espressa anche sul fronte dei collegamenti locali da Montserrat Barriga, Direttrice Generale di ERA (European Regions Airline Association):
“Un approccio rigido e ‘uguale per tutti’ rischia di penalizzare le compagnie regionali e le rotte più corte e periferiche, minacciando la connettività di comunità ed economie che dipendono da questi collegamenti essenziali.”
La palla passa ora alla sessione plenaria del Parlamento Europeo di luglio: il settore del trasporto aereo chiede a gran voce un passo indietro e l’apertura di un tavolo di confronto per evitare che la tutela dei consumatori si trasformi, paradossalmente, in una stangata sui biglietti.
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