La flotta russa è al limite. Dopo quasi quattro anni di sanzioni e isolamento internazionale, il Cremlino tenta il tutto per tutto: tornare a produrre aerei in casa per non restare a terra. Con i pezzi di ricambio occidentali ormai introvabili e i giganti Airbus e Boeing fuori dai giochi, Mosca rispolvera i vecchi marchi sovietici e punta su nuovi ambiziosi progetti.
L’ordine record: 190 aerei per Aeroflot e S7
La notizia degli ultimi giorni conferma l’accelerazione: le due principali compagnie russe, la statale Aeroflot e la privata S7, si preparano a ordinare complessivamente 190 velivoli di fabbricazione nazionale.
In particolare, S7 Airlines, che oggi gestisce 94 aerei (tutti occidentali e molti dei quali fermi per mancanza di manutenzione), ha firmato un accordo preliminare per 100 Tupolev Tu-214. Tuttavia, la strada è in salita: la prima consegna non avverrà prima del 2029.
Tra “pezzi da museo” e nuove speranze: il caso MC-21
La strategia russa si muove su due binari paralleli:
- Il ritorno del passato: Il Tupolev Tu-214 è essenzialmente una versione modernizzata di un progetto degli anni ’90. Un aereo “vecchio” che serve a tappare i buchi nell’immediato.
- La scommessa tecnologica: L’MC-21 (Yakovlev) è invece il fiore all’occhiello dell’industria russa, un aereo moderno progettato per competere con l’A320. Aeroflot ne ha appena prenotati altri 90, con consegne previste dal 2030.
Il nodo dei componenti: la Russia non è ancora autosufficiente
Nonostante i proclami, il traguardo dell’aereo “100% russo” resta un miraggio tecnologico. L’MC-21, la cui certificazione è slittata alla fine del 2026, soffre ancora della dipendenza dall’estero. Secondo l’agenzia Rosaviatsiya, mancano all’appello cinque componenti critici che Mosca non riesce ancora a produrre autonomamente:
- Radar meteorologici
- Sistemi antighiaccio
- Sistemi di allerta collisione (TCAS)
- Sistemi di aspirazione dell’acqua
- Sistemi di alimentazione elettrica
Riuscirà l’industria russa a colmare il gap tecnologico prima che la flotta attuale diventi inutilizzabile? La sfida è lanciata, ma il rischio di un “ritorno al passato” tecnologico è sempre più concreto.
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