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Spirit Airlines lotta per la sopravvivenza: richiama 500 assistenti di volo e vende 20 Airbus

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In tempo per lo spring break, Spirit Airlines prova a invertire la rotta. La compagnia statunitense ha annunciato il richiamo di 500 assistenti di volo sui circa 1.800 messi in cassa integrazione alla fine del 2025, mentre parallelamente accelera sul fronte della ristrutturazione con la vendita di 20 Airbus.

Due mosse che raccontano bene la fase che il vettore sta attraversando: da un lato la necessità di garantire operatività in vista dell’alta stagione primaverile, dall’altro l’urgenza di ridurre costi e debito per restare sul mercato.

Flotta ridotta a 94 aeromobili

La cessione dei 20 velivoli – la maggior parte dei quali non attualmente in servizio – rientra nel secondo processo di ristrutturazione avviato in meno di un anno. Una strategia che punta a razionalizzare la flotta e concentrare le operazioni sulle rotte più redditizie.

Con questa operazione, la flotta di Spirit scenderà a 94 aeromobili.In linea con il nostro piano di concentrarci sulle nostre rotte più forti e sulla flotta più efficiente“, ha spiegato John Bendoraitis, chief operating officer della compagnia, in una comunicazione interna ai dipendenti. Gli aeromobili saranno progressivamente ritirati dal servizio a partire da aprile.

Secondo quanto riportato da Reuters, il primo offerente sarebbe Csds Asset Management, società di gestione patrimoniale specializzata nel settore aeronautico, che avrebbe accettato di acquistare i 20 Airbus per circa 533,5 milioni di dollari. Se l’operazione sarà approvata, Spirit potrà cercare offerte concorrenti a partire da circa 554 milioni di dollari, in base agli accordi già definiti. L’asta e la vendita dovrebbero svolgersi nel mese di aprile.

Il richiamo degli assistenti di volo

Se la vendita degli aerei guarda ai conti, il richiamo di 500 assistenti di volo guarda all’operatività. La decisione è legata all’incremento della domanda previsto durante le vacanze primaverili, un periodo strategico per il traffico leisure negli Stati Uniti.

LAssociation of Flight Attendants-CWA, sindacato che rappresenta il personale di cabina, ha commentato positivamente la notizia: “Questa è una buona notizia per 500 assistenti di volo e le loro famiglie, ed è fondamentale per chi di noi, in prima linea, ha dovuto affrontare una difficile situazione negli ultimi due mesi“.

Secondo il sindacato, l’obiettivo del richiamo è anche quello di “alleviare alcuni dei problemi operativi sorti dopo il congedo forzato“, segno che la riduzione del personale aveva inevitabilmente avuto un impatto sull’efficienza del servizio.

In cerca di una via d’uscita

La fase che Spirit sta vivendo è delicata. A metà dicembre la compagnia ha annunciato di aver modificato l’accordo con i creditori per ottenere immediatamente altri 50 milioni di dollari di finanziamenti, una vera e propria boccata d’ossigeno. Ulteriori risorse restano però subordinate a progressi concreti su un piano di riorganizzazione autonoma o su un’operazione strategica.

Nel corso dell’ultimo anno, nel tentativo di contenere le perdite, Spirit ha ridotto voli, flotta e posti di lavoro. Anche i sindacati hanno accettato tagli agli stipendi di piloti e assistenti di volo, un segnale della gravità della situazione.

I colloqui con la società di investimenti Castlelake e con la low cost Frontier Airlines non hanno portato, finora, a un accordo capace di garantire un rilancio strutturale.

Spirit potrebbe quindi tentare ancora una volta di uscire dalla crisi senza aiuti esterni, puntando su una riorganizzazione interna più snella e su una flotta ridotta ma più efficiente.

La primavera, dunque, non sarà solo alta stagione per i viaggiatori americani, ma anche un passaggio cruciale per il futuro della compagnia. In gioco c’è la sua stessa sopravvivenza nel mercato ultra low cost statunitense.

Leggi Anche: Spirit Airlines in caduta libera, due volte in Chapter 11 in meno di un anno. Cosa succede ora?

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