2026_Jet_Fuel_Shortage

Attacco all’Iran (ma non solo): manca il Jet Fuel

03/04/2026

In questo articolo

La penuria di carburante per l'aviazione è dovuto non solo per il blocco dello stretto di Hormuz ma, anche, per la chiusura di diverse raffinerie europee che raffinano il diesel

Lo abbiamo scritto più volte (leggi, ad esempio, Voli a rischio in estate: Ryanair e Lufthansa pronte a cancellare migliaia di tratte): i vettori europei rischiano di affrontare un forte shortage di Jet Fuel a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove arriva circa il 40-45% del carburante per aerei utilizzato nel Vecchio Continente. Ma non è solo la guerra a causare questa penuria di Jet Fuel. Questo speciale cherosene per aerei viene infatti raffinato nelle stesse raffinerie dove si produce il diesel. E la guerra ai motori spinti da questo tipo di carburante (come scriviamo nel sito gemello Fleet Magazine: Blocco Diesel 2026: il calendario regione per regione di chi vieterà gli Euro 4 (e presto anche i 5) è quindi una conseguenza indiretta sia della difficoltà di reperimento del carburante per aerei (che arriva anche da India, Sud-Est asiatico, Stati Uniti…) per per un suo innalzamento di prezzi, come sottolinea anche IATA nel grafico qui sotto.

Manca il Jet fuel: l’Inghilterra, al momento , la più colpita

Londra Heathrow e altri aeroporti del Regno Unito sono i più vulnerabili, con cancellazioni di voli causate dal carburante già in corso. I prossimi potrebbero essere gli aeroporti francesi, secondo le stime della società di analisi energetica Kpler. “Secondo le nostre stime, la Francia ha il deficit più grande tra domanda e offerta dopo il Regno Unito”, ha affermato George Shaw, analista petrolifero senior di Kpler, che però ha affermato che la Francia ha una maggior capacità di rifornirsi dai paesi limitrofi o da quelli del Maghreb. Ieri secondo la pubblicazione specializzata Argus, i prezzi europei del carburante per aerei hanno raggiunto la cifra record di 1.900 dollari per tonnellata.
Il Portogallo potrebbe rimanere senza carburante in quattro mesi, secondo le proiezioni della pubblicazione, mentre l’Ungheria potrebbe rimanere senza carburante in cinque, la Danimarca in sei, Italia e Germania in sette, e Irlanda in otto. Mentre la  Polonia è quasi autosufficiente per quanto riguarda il carburante per aerei, quindi è improbabile che si trovi ad affrontare una crisi.

L’attuale situazione in Medio Oriente e l’incertezza su quanto durerà sta effettivamente sollevando preoccupazioni sulla disponibilità di carburante per aerei in Europa nelle prossime settimane e mesi”, il commento di Ourania Georgoutsakou, amministratore delegato di Airlines for Europe.

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Manca il Jet Fuel: i perché secondo Iata

Il calo della domanda di combustibili tradizionali, la concorrenza da parte di nuove e più efficienti raffinerie su larga scala e rigorose normative ambientali hanno reso molte raffinerie europee economicamente non redditizie. Solo nel 2025, quattro raffinerie europee hanno cessato la lavorazione del petrolio greggio, facendo mancare circa 400.000 barili al giorno di capacità dal mercato. Secondo S&P Global Commodity Insights, la capacità totale di raffinazione in Europa diminuirà di oltre 5 milioni di barili al giorno entro il 2050, quasi la metà della capacità della regione di 13 milioni di barili al giorno nel 2024.
Con la riduzione della capacità di raffinazione, l’Europa diventa sempre più dipendente dalle importazioni. Anche prima della guerra in Medio Oriente, le compagnie aeree avevano segnalato che il blocco stava affrontando un deficit strutturale di cherosene, dovuto in parte alle sanzioni sul petrolio russo e al calo della capacità di raffinazione europea. La produzione europea di carburante per aerei dipende dalle importazioni di greggio, principalmente dal Medio Oriente.

L’Europa è da tempo un importatore netto di carburante per aerei, con importazioni che rappresentano circa il 30% della domanda regionale”, ha avvertito lo scorso anno la lobby delle compagnie aeree dell’International Air Transport Association (IATA), che nella sua analisi del 2025, che ora suona preveggente, scriveva: “Questa crescente dipendenza dalle importazioni, combinata con uno sviluppo ineguale delle infrastrutture, sottolinea il rischio di carenze localizzate e volatilità dei prezzi, in particolare se shock o sanzioni geopolitiche limitano ulteriormente la disponibilità globale di carburante per aerei”.

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