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Spirit Airlines è game over dopo 34 anni

In questo articolo

Alle 3:00 del mattino del 2 maggio 2026, il sipario si è calato definitivamente sul low cost americano. Spirit Airlines ha cessato ogni operazione, lasciando a terra migliaia di passeggeri e oltre 17.000 lavoratori senza impiego

Spirit Airlines ha cancellato tutti i voli, chiuso il servizio clienti e ordinato ai passeggeri di non recarsi in aeroporto. Un’azienda che fino a pochi giorni fa trasportava milioni di americani a prezzi low cost ha semplicemente smesso di esistere.

L’ultimo volo è stato il NK1833 da Detroit a Dallas/Fort Worth, atterrato poco dopo la mezzanotte, e in quell’ultima ora è diventato il volo più seguito al mondo su Flightradar24. Un addio seguito in diretta da appassionati e addetti ai lavori di tutto il pianeta.

Sul sito ufficiale, Spirit ha pubblicato una dichiarazione laconica:

“È con grande rammarico che il 2 maggio 2026 Spirit Airlines ha avviato una graduale cessazione delle proprie operazioni, con effetto immediato. Ai nostri passeggeri: tutti i voli sono stati cancellati e il servizio clienti non è più disponibile. Siamo orgogliosi dell’impatto del nostro modello ultra low cost sul settore negli ultimi 34 anni e speravamo di poter servire i nostri passeggeri per molti anni a venire”.

Nei terminal, gli schermi dei kiosk gialli recitavano: “Ci dispiace informarvi che Spirit Airlines ha cessato le operazioni globali. È stato un onore avvicinare amici e famiglie per 34 anni”.

Il crollo di un simbolo del mercato americano

Fondata nel 1983, Spirit era diventata negli anni il simbolo del low cost statunitense: tariffe base aggressive, servizi accessori a pagamento e una flotta riconoscibile ovunque grazie alla livrea gialla. Tra febbraio 2025 e gennaio 2026 ha trasportato circa 28 milioni di passeggeri, mantenendo una quota rilevante del traffico domestico nonostante un progressivo ridimensionamento.

Il modello era semplice e spietato: biglietti a pochi dollari, poi si paga tutto — il bagaglio, la scelta del posto, persino l’acqua a bordo. Un’impostazione identica a quella che in Europa ha portato al successo di Ryanair e Wizz Air, ma che in America non è riuscita a reggere l’urto delle crisi successive.

Solo nel mese di maggio erano programmati circa 9.000 voli, pari a 1,8 milioni di posti. Numeri che rendono la misura dell’impatto immediato su milioni di viaggiatori in tutti gli Stati Uniti.

Quattro anni di emorragia finanziaria

La chiusura è il risultato di una catena di eventi iniziata nel 2020: dal primo anno di pandemia, Spirit ha accumulato perdite superiori a 2,5 miliardi di dollari. Le cause si sono sommate una sull’altra senza mai trovare una via d’uscita.

Nel 2022 sembrava arrivata la salvezza: JetBlue aveva offerto 3,8 miliardi di dollari per acquisire Spirit. L’operazione è stata però bloccata nel 2024 per motivi antitrust. Un colpo durissimo, che ha tolto all’azienda l’ultima grande ancora di salvataggio. A seguire sono arrivati il caro carburante, due procedure di Chapter 11 in poco più di un anno, e una parte della flotta immobilizzata per difetti tecnici ai motori Pratt & Whitney.

Trump ci ha provato, ma i creditori hanno detto no

Nelle ultime settimane era emersa l’ipotesi di un intervento diretto del governo americano. Trump aveva segnalato la propria disponibilità a un possibile salvataggio, dichiarando venerdì scorso: “Ci stiamo guardando — ma se non riusciamo a fare un buon accordo, nessuna istituzione ci è riuscita. Vorrei salvare i posti di lavoro, ma faremo un annuncio oggi“.

Il piano prevedeva fino a 500 milioni di dollari di aiuti pubblici. I bondholders di Spirit hanno però respinto la proposta dell’ultimo minuto dell’amministrazione Trump. Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha chiamato il CEO di Spirit, Dave Davis, per comunicare che non c’era accordo e che obbligazionisti e governo erano lontanissimi da un’intesa.

Dopo la decisione definitiva, il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha ridimensionato l’ipotesi di ulteriori interventi pubblici: “Non penso sia necessario un salvataggio per le compagnie low cost“, ha dichiarato, aggiungendo che “se riuscissero a trovare dei fondi privati sarebbe preferibile”.

17.000 lavoratori senza stipendio

La decisione ha messo a rischio 17.000 posti di lavoro, tra 14.000 dipendenti diretti e migliaia di lavoratori dell’indotto.

L’Associazione degli assistenti di volo (AFA-CWA), che rappresenta 5.500 assistenti di volo Spirit, ha inviato una lettera urgente al segretario Duffy chiedendo di “dispiegare tutta la capacità del governo federale” a sostegno di questi lavoratori, che “hanno perso bruscamente reddito, assistenza sanitaria e mezzi di sussistenza“. La presidente dell’AFA Sara Nelson ha dichiarato che “le loro vite contano, e i loro mezzi di sostentamento devono venire prima dei profitti degli azionisti“.

Cosa succede a chi ha un biglietto Spirit

Per chi aveva già acquistato un biglietto, l’azienda ha comunicato che i rimborsi per i pagamenti effettuati con carta di credito o debito saranno automatici. Per tutte le altre modalità, invece, si dovrà attendere l’iter della procedura fallimentare.

Spirit ha precisato che non rimborserà i costi accessori legati ai viaggi cancellati — come hotel o noleggio auto — ma chi ha acquistato una polizza di viaggio potrebbe riuscire a recuperarli tramite l’assicuratore.

Per chi è rimasto a terra nel mezzo di un viaggio, la situazione è più urgente: i biglietti last minute sono i più cari del mercato. Il segretario ai Trasporti Duffy, in una conferenza stampa all’aeroporto di Newark, ha annunciato che United Airlines, Delta, JetBlue e Southwest stanno calmierando le tariffe per i passeggeri Spirit, con prezzi attesi intorno ai 200 dollari per un volo di sola andata.

Solo nella giornata di sabato, circa 14.000 clienti Spirit hanno prenotato un volo con United, mentre Southwest ne ha accolti oltre 20.000.

Il mercato americano dell’aviation cambia forma

Spirit è la prima grande compagnia aerea statunitense a cessare le operazioni per ragioni finanziarie negli ultimi 25 anni. Una pietra miliare che segna uno spartiacque per il trasporto aereo americano.

Con la chiusura di Spirit, Frontier resta l’unico grande operatore ultra low cost negli Stati Uniti. Sindacati e analisti hanno già avvertito che la scomparsa di Spirit potrebbe tradursi in un aumento delle tariffe aeree domestiche, in particolare sulle rotte dove Spirit era l’unica alternativa economica.

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