Il settore del business travel chiude il terzo trimestre del 2026 con il morale più alto dell’anno. Secondo l’ultimo sondaggio della Global Business Travel Association (GBTA), condotto su oltre 600 professionisti in tutto il mondo, la fiducia degli operatori nelle prospettive dell’industria ha recuperato in pochi mesi tutto il terreno perso nella primavera scorsa, quando le tensioni in Medio Oriente e i timori sul costo del carburante avio avevano frenato gli entusiasmi.
Il quadro che emerge è quello di una crescita più matura rispetto al passato: aumentano sia i viaggi sia, soprattutto, la spesa che le aziende sono disposte a sostenere per sostenerli, mentre resta alta l’attenzione ai costi e ai rischi geopolitici, che continuano a orientare le scelte di travel manager e fornitori.

L’ottimismo sale al 63%, in 15 mesi montagne russe
Il dato più significativo riguarda le prospettive per i prossimi dodici mesi: il 63% degli intervistati si dichiara ottimista verso il 2027, contro il 41% di aprile 2026 e il 59% di gennaio. Il pessimismo, di converso, crolla dal 24% al 7%. Negli ultimi diciotto mesi il sentiment del comparto ha attraversato oscillazioni marcate, come mostra la sintesi qui sotto.
| Periodo | Ottimismo |
| Giugno 2025 | 28% |
| Gennaio 2026 | 59% |
| Aprile 2026 | 41% |
| Settembre 2026 | 63% |
A trainare il recupero sono sia i buyer aziendali sia i fornitori: tra i corporate travel buyer l’ottimismo passa dal 39% al 61%, mentre tra fornitori e travel management company (TMC) sale dal 42% al 64%, segno che la ripresa di fiducia è condivisa lungo tutta la filiera.
Europa protagonista della rimonta
A livello regionale è l’Europa a segnare il recupero più netto. Ad aprile era l’unica area dove il pessimismo (38%) superava l’ottimismo (21%); oggi il rapporto si è capovolto, con il 55% di ottimisti e appena l’11% di pessimisti, un miglioramento di 61 punti percentuali nel saldo netto di fiducia. Il dato resta comunque leggermente sotto la media globale del 63%, segno che in Europa la cautela non è del tutto svanita.

Più spesa che volumi: la pressione sui costi resta strutturale
Il rimbalzo di fiducia si traduce in aspettative concrete più solide per la seconda parte del 2026. Il 45% dei buyer prevede un aumento del numero di trasferte aziendali rispetto al 2025 (era il 30% ad aprile), mentre chi si attende un calo scende dal 28% al 16%. Ancora più marcato l’incremento sul fronte della spesa, con i buyer europei in testa al 65%.
| Indicatore | Aprile 2026 | Settembre 2026 |
| Buyer che prevedono più trasferte | 30% | 45% |
| Buyer che prevedono più spesa viaggi | 43% | 56% |
| Fornitori/TMC che prevedono più fatturato | 35% | 48% |
Il fatto che le aspettative di spesa crescano più rapidamente di quelle sui volumi è un segnale da non sottovalutare per i travel manager: indica che la pressione sui costi resta un fattore strutturale del comparto, non un effetto temporaneo legato all’inflazione degli ultimi anni. Sul fronte meeting, il 31% dei buyer prevede un aumento degli incontri che richiedono trasferte, mentre quasi la metà (49%) non si attende variazioni.
Costi e geopolitica restano le variabili chiave
Buyer e fornitori guardano allo stesso scenario da angolazioni diverse. Per i responsabili travel aziendali il fattore che pesa di più sulla pianificazione resta l’aumento dei costi di viaggio, indicato dal 69% degli intervistati, seguito dall’incertezza geopolitica (45%), dalle approvazioni interne e dalla giustificazione della spesa (29%), dalla sicurezza dei viaggiatori (25%) e dai disagi aerei o ferroviari (22%).
Per fornitori e TMC l’ordine si inverte, con la geopolitica al primo posto (60%), seguita dall’aumento dei costi operativi (44%), dalla pressione dei clienti su prezzi e commissioni (42%), dalle variazioni nella domanda (36%) e dalle sfide legate a tecnologia, distribuzione e intelligenza artificiale (29%). La preoccupazione geopolitica è particolarmente sentita in Europa, dove la cita il 60% dei buyer e il 69% di fornitori e TMC, mentre pesa meno in Nord America (35% e 53%), dove prevalgono invece i temi di costo e burocrazia interna: il 72% dei buyer nordamericani indica l’aumento dei costi di viaggio come primo ostacolo.

Si viaggia soprattutto vicino a casa
Sul fronte delle destinazioni, i buyer di Asia-Pacifico, Europa e Nord America si mostrano più fiduciosi sui viaggi all’interno della propria regione: il 47% dei buyer europei prevede un aumento dei viaggi intra-Europa e il 43% dei nordamericani prevede una crescita degli spostamenti intra-Nord America. A guidare questa scelta sono soprattutto la crescita del business e l’espansione sui mercati, driver principale in Asia-Pacifico, Europa e America Latina; fa eccezione il Nord America, dove pesano di più gli incontri con clienti e partner (58%) e la collaborazione interna dei team (57%).
Il Medio Oriente resta invece l’area con le prospettive più deboli: il 34% dei buyer prevede un calo dei viaggi verso questa regione, contro solo il 14% che ne prevede un aumento, mentre il 40% di fornitori e TMC si attende una flessione della domanda dei clienti verso quest’area.
Europa, permangono le frizioni del nuovo sistema EES
Un capitolo del sondaggio riguarda in modo specifico i viaggiatori diretti in Europa, alle prese con il nuovo sistema europeo di ingresso e uscita (EES). Tra i buyer la cui organizzazione viaggia verso il Vecchio Continente, il 43% segnala di non aver riscontrato problemi, ma una quota consistente riporta comunque criticità concrete: il 25% lamenta tempi di attraversamento delle frontiere più lunghi, il 23% code o congestione, il 14% coincidenze perse o interruzioni di viaggio, l’8% controlli biometrici ripetuti e il 7% problemi tecnologici o di apparecchiature. Un ulteriore 18% dichiara di non aver ancora utilizzato l’EES o di non saperlo. Per chi organizza trasferte verso l’Europa, compresa l’Italia, è un elemento operativo di cui tenere conto nella pianificazione dei tempi di viaggio.

Un settore che cresce con più consapevolezza
Come ha commentato Suzanne Neufang, CEO di GBTA, il business travel continua a dimostrare la propria resilienza e il proprio valore come motore di crescita, collaborazione e relazione con i clienti. Il rimbalzo di fiducia osservato in quasi tutte le regioni non significa semplicemente viaggiare di più, ma riflette organizzazioni sempre più consapevoli su dove e perché investire in trasferte: una combinazione di fiducia, disciplina e investimento strategico che rappresenta un segnale incoraggiante per la traiettoria del settore nei prossimi mesi.
Per travel manager e fornitori italiani il messaggio che arriva dal sondaggio GBTA è duplice: da un lato la ripresa della fiducia autorizza un approccio più espansivo alla pianificazione dei viaggi 2027, dall’altro la crescita più rapida della spesa rispetto ai volumi conferma che il controllo dei costi resterà una priorità operativa, non un’emergenza contingente.
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