Cresce per il terzo anno consecutivo la maturità dei programmi di travel management sul fronte della sostenibilità, trainata da acquisti responsabili e decarbonizzazione. L’Europa recupera terreno, l’Asia-Pacifico accelera, le Americhe arretrano. Per i travel manager italiani il quadro europeo offre indicazioni concrete su dove concentrare gli sforzi.
Le aziende di tutto il mondo continuano a gestire i viaggi di lavoro in modo più sostenibile, nonostante l’incertezza economica e la concorrenza di altre priorità aziendali mettano sotto pressione i programmi ESG. È quanto emerge dal Sustainability Acceleration Challenge della GBTA Foundation, presentato lunedì 2 novembre al GBTA Sustainability Summit, organizzato nell’ambito della GBTA + VDR + ABTA Conference 2026 (Vienna, 2-4 novembre) e dedicato al tema “From Strategy to Scale”.
Il punteggio sale a 1,5 su 5, ma le best practice restano lontane
L’analisi 2026 si basa sui dati di 204 aziende in 28 Paesi. Il punteggio medio di maturità dei programmi di viaggio sul fronte della sostenibilità sale a 1,5, contro 1,4 nel 2025 e 1,3 nel 2024, su una scala da 0 (“nessuna azione”) a 5 (“pratica leader”). Dal lancio della ricerca, nel 2024, hanno partecipato 540 aziende diverse, che rappresentano oltre 36 miliardi di dollari di spesa viaggi complessiva. Un dato da tenere presente nei confronti anno su anno: il campione di quest’anno è più ristretto delle 285 aziende che avevano preso parte all’edizione 2025.
“Tre anni consecutivi di progresso dimostrano che i viaggi d’affari sostenibili sono sempre più integrati nella gestione dei programmi, anche in un contesto operativo difficile”, ha dichiarato Delphine Millot, SVP Advocacy & Sustainability e Managing Director della GBTA Foundation. “Ma il progresso incrementale non basta. La prossima sfida è scalare le soluzioni che producono riduzioni misurabili delle emissioni: dagli acquisti alle scelte dei viaggiatori, fino al carburante sostenibile per l’aviazione.”
Quattro aree, quattro andamenti diversi
Il punteggio complessivo nasconde dinamiche molto diverse tra le quattro aree misurate dal benchmark. Acquisti e decarbonizzazione crescono di un decimo di punto, mentre le scelte di viaggio e il tracciamento delle emissioni restano fermi.
| Area | 2025 | 2026 |
| Decisioni di viaggio sostenibili | 1,3 | 1,3 |
| Tracciamento, target e reporting delle emissioni | 2,3 | 2,3 |
| Acquisti sostenibili | 1,5 | 1,6 |
| Decarbonizzazione | 0,7 | 0,8 |
Sul fronte delle decisioni di viaggio, le aziende che inseriscono criteri di sostenibilità nelle travel policy passano dal 60% al 62% e il coinvolgimento dei dipendenti dal 39% al 41%, mentre l’uso delle funzioni “green” negli strumenti di prenotazione resta fermo al 60%. Secondo la GBTA, gli strumenti di booking basati sull’intelligenza artificiale e pensati per orientare verso scelte più sostenibili non hanno ancora raggiunto una diffusione ampia.
Sul tracciamento delle emissioni la quota di aziende che misura l’impatto dei viaggi resta al 71% e quella che ha fissato dei target al 25%. Cresce invece, dal 29% al 33%, la validazione degli obiettivi Scope 3 da parte della Science Based Targets initiative (SBTi), segno che le aziende con impegni climatici già definiti cercano maggiore rigore.
Gli acquisti sono l’area più dinamica. Le aziende che scelgono i fornitori in base a criteri climatici passano dal 38% al 41%, mentre quelle che inseriscono requisiti di sostenibilità nei contratti salgono dal 32% al 39%. Cala invece l’uso delle domande sulla sostenibilità nelle RFP, dal 61% al 57%: la GBTA suggerisce che le informazioni possano arrivare sempre più da fonti diverse.

Nella decarbonizzazione gli investimenti in carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) salgono dal 20% al 22%, l’inclusione dei veicoli elettrici nei piani al 2030 dal 31% al 33% e le iniziative di compensazione delle emissioni dal 25% al 32%. A sostenere ulteriormente gli investimenti in SAF dovrebbe contribuire il riconoscimento dei certificati SAF come strumento valido per affrontare le emissioni dei viaggi di lavoro, arrivato lo scorso giugno con la versione 2.0 dello standard Corporate Net-Zero della SBTi. Resta aperto il fronte del GHG Protocol, a cui rimanda anche la normativa europea sul reporting, che sta ancora rivedendo il trattamento degli strumenti di mercato.
Europa in ripresa, Asia-Pacifico in corsa, Americhe in calo
| Regione | 2025 | 2026 |
| Europa | 1,4 | 1,7 |
| Asia-Pacifico | 1,3 | 2,1 |
| Americhe | 0,9 | 0,7 |
L’Europa passa da 1,4 a 1,7, ed è il dato più rilevante per i lettori italiani. Migliorano il tracciamento e il reporting delle emissioni (da 2,1 a 2,5) e gli acquisti sostenibili (da 1,6 a 2,0). Il rimbalzo si inserisce in un contesto di attenzione, normativa e aziendale, sulla misurazione delle emissioni e sulla sostenibilità degli acquisti.
L’Asia-Pacifico registra il maggiore balzo regionale, da 1,3 a 2,1, guidato da tracciamento e reporting (da 1,8 a 2,9), acquisti sostenibili (da 1,4 a 2,2), comportamenti di viaggio (da 1,4 a 2,0) e investimenti in decarbonizzazione (da 0,8 a 1,4).
Le Americhe scendono da 0,9 a 0,7, soprattutto per il calo di tracciamento e reporting (da 1,5 a 0,9). Solo la decarbonizzazione migliora, da 0,3 a 0,4: in un quadro politico e aziendale più disomogeneo, osserva la GBTA, l’azione non si è fermata, anche se le strategie cambiano.
I premiati del 2026 a Vienna
In base ai punteggi del Challenge, rivisti dai Sustainability Leaders della Fondazione, la GBTA ha assegnato i Sustainability Acceleration Award 2026 e individuato 30 aziende nella classifica dei leader. Il riconoscimento di Global Sustainability Leader va a PwC (India). I leader regionali sono PwC per l’Asia-Pacifico (India), BDO per l’Europa (Regno Unito) e University of California per il Nord America (Stati Uniti). Sopra Steria SE è Transformational Impact Leader per l’Europa, mentre The Lumiere Consultancy è Emerging Sustainability Leader per l’Asia-Pacifico.
Tra i leader di settore figurano PwC per la consulenza (India), BDO per la finanza (Regno Unito), Airbus per il manifatturiero (globale), Parexel per il farmaceutico (globale), University of California per il settore pubblico (Stati Uniti), Ingka Group AB per il retail (globale) e Autodesk per la tecnologia (globale). Tra i premiati non compaiono aziende italiane; la classifica completa dei 30 leader è consultabile sul sito della GBTA Foundation.
“È incoraggiante vedere la sostenibilità dei viaggi d’affari prendere slancio nell’Asia-Pacifico e a livello globale”, ha commentato Amit Kumar Nayak, Administrative Business Partner di PwC India. “Per noi progredire significa continuare a integrare la sostenibilità nelle decisioni di viaggio quotidiane e trovare modi pratici per ridurre l’impatto, sostenendo al tempo stesso le esigenze del business.”

Cosa significa per i travel manager italiani
Il primo spunto riguarda gli acquisti. I requisiti di sostenibilità nei contratti con i fornitori crescono di sette punti percentuali e i criteri climatici nella scelta dei fornitori di tre, più di quanto avvenga con le policy interne, ferme a più due. Per un travel manager, la leva contrattuale appare oggi la più concreta.
Il secondo riguarda la misurazione. Il 71% delle aziende traccia le emissioni, ma solo il 25% ha fissato dei target: lo spazio per passare dal dato all’obiettivo è ampio, e la validazione SBTi dei target Scope 3 è un banco di prova di credibilità.
Il terzo è il SAF, che diventa sempre più una voce di programma. Con il riconoscimento dei certificati, è prevedibile una maggiore pressione su travel manager e responsabili acquisti perché lo inseriscano nelle strategie di decarbonizzazione.
Resta infine il comportamento del viaggiatore, il punto più debole del quadro. Policy, coinvolgimento e strumenti di prenotazione sono fermi o quasi, e qui si gioca la differenza tra una strategia dichiarata e una applicata su larga scala.
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