Il confine tra lavoro e tempo libero si fa sempre più sottile. E il turismo bleisure – la combinazione tra business travel e leisure – non è più un fenomeno di nicchia, ma una leva strutturale che impatta travel policy, destinazioni e modelli organizzativi. Se ne è discusso ieri alla BIT di Milano nel panel dal titolo “Bleisure: il nuovo equilibrio tra lavoro e vacanza”, moderato da Laura Dominici di Guida Viaggi.
Ad aprire i lavori, Stefano Scarci, Business Development Digital Transformation & IT di EY, che ha presentato in anteprima alcuni dati della survey “EY Future Travel Behaviors”, condotta su 5.000 partecipanti nei cinque principali Paesi europei.

I numeri: l’interesse cresce (soprattutto tra i business traveler)
Secondo i dati illustrati, nel 2025 l’interesse generale verso la combinazione di vacanza e lavoro ha toccato il 44% della popolazione europea (in lieve calo rispetto al 50% dell’anno precedente). Ma restringendo l’analisi ai business traveler, la percentuale sale sensibilmente: l’81% di chi viaggia per lavoro dichiara di essere interessato a integrare momenti di svago alla trasferta.
Guardando alle intenzioni concrete per il 2026, il 27% dei viaggiatori d’affari prevede di combinare lavoro e leisure. E l’Italia si conferma una delle destinazioni più attrattive: tra chi viaggia dall’estero verso il nostro Paese per motivi di lavoro, uno su tre pensa di aggiungere una componente leisure al soggiorno.
Il profilo dell’hybrid traveler è chiaro: tre su quattro appartengono alle generazioni Millennial e Gen Z. Sono viaggiatori ad alta propensione tecnologica (il 70% userebbe un assistente AI per pianificare il viaggio, contro il 44% della popolazione generale) e molto sensibili alla sostenibilità (89% contro il 66%).
Scarci ha anche distinto le quattro forme di “viaggio ibrido”:
- Bleisure tradizionale, con estensione del weekend dopo una trasferta;
- Workation, lavorare da una destinazione leisure grazie al remote working;
- Digital nomadism, mobilità continua senza sede fissa;
- Team bonding, evoluzione della convention aziendale come risposta alla digitalizzazione.
Laura Dominici ha ricordato i dati GBTA: la spesa mondiale per i viaggi d’affari nel 2025 si attesta a 1,57 trilioni di dollari, con una proiezione verso i 2 trilioni entro il 2029. In Italia, però, i dati più recenti parlano di una contrazione del 3% della spesa e del 2% nel numero di trasferte, segnale di una razionalizzazione legata a costi medi in aumento e a uno scenario geopolitico incerto.
Secondo i relatori, non si tratta di un mercato debole, ma di un’evoluzione nella gestione della mobilità aziendale, con trasferte più ottimizzate e concentrate.

AI e travel policy: da controllo a strategia
Uno dei temi centrali del dibattito è stato il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle TMC.
“Sono anni che si parla dell’integrazione dell’AI nell’attività delle TMC. È ormai una realtà importante che permette al travel manager di fare un controllo strategico, più che un’analisi post viaggio. Un cambio radicale. E per il viaggiatore significa un’esperienza molto più fluida”, ha sottolineato Elena Carlino, Corporate Travel Director del Gruppo Gattinoni.
L’AI, integrata nei sistemi aziendali, consente di passare da un approccio “punitivo” – centrato sulla verifica ex post della compliance – a un modello predittivo e strategico, capace di individuare aree di saving, opportunità di ottimizzazione e fornitori alternativi.
Roberta Billè, Presidente di GBTA Italy, ha però invitato alla cautela: “L’intelligenza artificiale deve essere integrata negli strumenti aziendali, in coerenza con travel policy e data privacy. È un ecosistema complesso che coinvolge travel manager, TMC, provider tecnologici e sicurezza”.
E sul bleisure ha chiarito un punto chiave: “Non sono solo i giovani a essere interessati, ma è un aspetto ancora grigio che deve essere ben regolamentato, anche perché il duty of care è un elemento fondamentale del business travel”.

Destinazioni e attrattività: l’esperienza conta più della sala meeting
Dal punto di vista degli eventi internazionali, Debora Piovesan, Head of Events di UNICEO, ha evidenziato come la destinazione sia diventata determinante non solo per le infrastrutture congressuali, ma per l’esperienza complessiva.
“Oggi è tutto quello che c’è intorno alla destinazione a fare la differenza. La capienza delle sale si può reinventare, ma quello che resta è l’impressione che ti porti via”, ha spiegato.
Per gli organizzatori di grandi eventi, la capacità di una città di raccontare una storia coerente e coinvolgente è ormai centrale. Le TMC diventano partner strategici nella scelta della destinazione, non semplici fornitori di camere e servizi.

Regole, assicurazioni e disruption: il nodo irrisolto
Se dal lato del viaggiatore il bleisure rappresenta una leva di attrattività e retention, dal lato aziendale emergono criticità operative: coperture assicurative, responsabilità in caso di disruption, gestione dei budget.
Secondo GBTA Italy, la parola chiave è prevenzione: chiarire in anticipo se la componente leisure è autorizzata e come viene coperta assicurativamente. In caso contrario, la parte vacanza deve essere separata e assicurata individualmente.
“Prima riportiamo tutti a casa sani e salvi, poi regolamentiamo”, ha sintetizzato Roberta Billè, evidenziando l’approccio pragmatico delle aziende.
Il bleisure, insomma, non è più un’appendice occasionale del business travel, ma una tendenza strutturale che richiede un cambio di mindset. Non solo tra i giovani, ma lungo tutta la filiera: aziende, TMC, destinazioni e associazioni di categoria.
La sfida ora è trasformare questa integrazione tra produttività e interesse personale in un modello sostenibile, regolamentato e strategico. Perché il nuovo equilibrio tra lavoro e vacanza è già iniziato.
Leggi Anche: Bleisure: cos’è e come sta trasformando il Business Travel
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