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Cieli del Medio Oriente, l’allerta Easa si allunga: ecco dove è ancora vietato volare

In questo articolo

Easa proroga al 30 settembre l’allerta sui cieli di Iran, Iraq, Giordania, Libano e Golfo. Resta alto il rischio per i voli civili.

La tensione in Medio Oriente continua a pesare anche sul trasporto aereo. L’Easa, l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea, ha infatti aggiornato il 31 agosto le proprie raccomandazioni sui sorvoli nelle aree interessate dal conflitto, confermando diversi livelli di rischio per la sicurezza dell’aviazione civile. Gli avvisi relativi a Iran, Iraq, Giordania, Libano e alle aree del Golfo Persico e del Golfo di Oman restano in vigore fino al 30 settembre 2026, salvo ulteriori revisioni.

La decisione arriva in un quadro regionale ancora caratterizzato da forte volatilità. Secondo l’Easa, i rischi per i voli civili sono legati in particolare alla possibile presenza e all’utilizzo di missili, droni e sistemi di difesa aerea, oltre al rischio di errata identificazione di un aeromobile civile in uno scenario militare ad alta tensione.

L’agenzia europea non tratta però l’intera regione allo stesso modo. Le valutazioni cambiano sensibilmente a seconda dello spazio aereo interessato e delle condizioni operative, con alcune aree considerate ad alto rischio e altre nelle quali i voli possono essere effettuati adottando specifiche misure di mitigazione.

Iran e Iraq, il livello di rischio resta massimo

Il quadro più severo riguarda Iran e Iraq. Per entrambi gli spazi aerei l’Easa mantiene la raccomandazione agli operatori di non effettuare operazioni a qualsiasi altitudine all’interno delle rispettive Flight Information Region di Teheran e Baghdad. Gli avvisi sono stati prorogati fino al 30 settembre senza modifiche alle raccomandazioni.

Si tratta di una delle indicazioni più nette contenute negli aggiornamenti dell’agenzia, che continua a considerare l’evoluzione della situazione militare un elemento determinante per la sicurezza delle operazioni.

Per le compagnie aeree europee, dunque, il problema non riguarda soltanto la possibilità di sorvolare direttamente le aree interessate dal conflitto, ma anche la necessità di ripensare rotte e pianificazione in funzione dell’evoluzione del rischio.

Golfo Persico, attenzione massima sulle rotte

Particolarmente delicata resta anche la situazione nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman. L’avviso Easa riguarda gli spazi aerei di Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman, con indicazioni differenti tra acque territoriali e aree terrestri.

Sulle acque del Golfo Persico, l’Easa raccomanda agli operatori di non effettuare voli a qualsiasi altitudine, fatta eccezione per quelli strettamente necessari per arrivi e partenze dagli aeroporti situati nelle aree interessate. Una prescrizione analoga riguarda il Golfo di Oman, nella porzione interessata a ovest della longitudine 58°E.

Il quadro è legato anche alla situazione nello Stretto di Hormuz, agli attacchi contro navi commerciali e alle conseguenze delle attività militari statunitensi e iraniane. L’Easa segnala inoltre il rischio derivante dalla presenza di importanti installazioni militari statunitensi nella regione e dalla possibile esposizione a attacchi con missili e droni.

Per le operazioni autorizzate, l’agenzia chiede comunque valutazioni del rischio aggiornate, monitoraggio continuo e piani di emergenza adeguati, anche alla luce della possibilità di ricevere istruzioni con breve preavviso dalle autorità locali.

Giordania e Libano: rischio diverso, ma situazione da monitorare

Il quadro cambia in Giordania, dove l’Easa ha classificato il rischio a un livello più contenuto rispetto alle aree considerate maggiormente esposte. L’avviso sullo spazio aereo della FIR di Amman resta valido fino al 30 settembre, ma l’agenzia avverte della possibilità di un rapido peggioramento della situazione regionale.

Anche il Libano rimane sotto osservazione. L’Easa segnala una riduzione complessiva dell’intensità delle operazioni militari rispetto alle fasi precedenti, ma evidenzia violazioni del cessate il fuoco registrate nell’agosto 2026, soprattutto nel sud del Paese.

Per il traffico su Beirut, le operazioni da e verso l’aeroporto possono essere effettuate secondo specifiche condizioni e con particolare attenzione alle procedure di avvicinamento e partenza sul mare, mantenendo un monitoraggio costante della situazione di sicurezza. L’avviso resta valido fino al 30 settembre.

Non solo Medio Oriente: l’allerta si spinge fino al 2027

La mappa dei cieli considerati a rischio dall’Easa non si ferma al Medio Oriente. Gli aggiornamenti dell’agenzia mostrano infatti una serie di raccomandazioni destinate a restare in vigore più a lungo.

Per Russia e Ucraina, così come per Afghanistan, Pakistan, Libia e Sudan, gli avvisi sono attualmente validi fino al 31 gennaio 2027.

Il dato restituisce la dimensione di un problema che per le compagnie aeree è ormai strutturale: la gestione dello spazio aereo nelle aree di conflitto e nelle regioni vicine è diventata una variabile sempre più importante nella costruzione delle rotte internazionali, con possibili ripercussioni su tempi di volo, consumi, costi operativi e pianificazione.

L’Easa, insieme alla Commissione europea e agli Stati membri, continua a monitorare l’evoluzione della situazione e può modificare le proprie indicazioni qualora il livello di rischio aumenti o diminuisca.

Per le compagnie europee, quindi, il 30 settembre non rappresenta una data di riapertura automatica dei cieli: è il termine attualmente fissato per le raccomandazioni, che potranno essere ulteriormente prorogate o riviste in anticipo sulla base degli sviluppi sul terreno.

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