Un’indiscrezione destinata a rimescolare le carte nel panorama aeroportuale lombardo — e non solo. Secondo quanto riportato da Il Corriere.it, che ha avuto accesso alla bozza cartacea del nuovo Piano nazionale degli aeroporti — il documento strategico che traccia lo sviluppo dell’aviazione civile italiana fino al 2035 — il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti starebbe valutando una trasformazione radicale per Milano Linate.
La proposta: intercontinentale, ma solo in business
Il ministero starebbe valutando l’apertura dello scalo meneghino ai voli intercontinentali, con destinazione privilegiata New York, ma con una condizione precisa: i collegamenti dovranno essere operati con aeromobili a corridoio singolo configurati esclusivamente in classe business e gestiti da compagnie di bandiera tradizionali.
La formula è interessante e inedita per il mercato italiano: non un hub generalista, ma un gateway premium posizionato nel cuore della città. Un modello che ricorda esperienze già affermate in Europa — su tutte il London City Airport — dove la clientela corporate e alta spesa può imbarcarsi a pochi minuti dal centro urbano, senza dover raggiungere uno scalo periferico.
Per il viaggiatore d’affari, il guadagno sarebbe sostanziale: niente Malpensa, niente trasferimento, accesso diretto all’intercontinentale da uno degli aeroporti più comodi d’Italia.
Il nodo normativo: il “decreto Giovannini”
Prima che qualsiasi volo business-only tocchi le piste di Linate, il quadro regolatorio dovrà essere riscritto. Attualmente lo scalo è soggetto a forti limitazioni stabilite dal cosiddetto “decreto Giovannini” del 2022, che consente esclusivamente voli punto a punto con aeromobili a fusoliera stretta, su rotte non superiori a 1.500 chilometri e verso soli aeroporti dell’Unione europea o di paesi convenzionati come il Regno Unito.
L’obiettivo dichiarato del ministero sarebbe duplice: offrire alle compagnie maggiore flessibilità commerciale e attrarre clientela premium direttamente nel centro di Milano, sfruttando la posizione strategica dello scalo.
Il vincolo degli slot: 18 movimenti l’ora, non uno di più
Il limite strutturale di Linate resta però uno scoglio difficile da aggirare. L’aeroporto può gestire un massimo di 18 movimenti orari tra decolli e atterraggi. Poiché lo scalo è già molto congestionato, l’introduzione di voli a lungo raggio comporterebbe probabilmente la riduzione di alcune frequenze nazionali o europee.
Per chi pianifica la mobilità aziendale, questo è un aspetto critico: l’arrivo dei collegamenti transatlantici potrebbe tradursi in una riduzione dell’offerta sulle destinazioni di breve e medio raggio già consolidate. Una partita di slot che andrà seguita con attenzione, perché ridisegnerà l’intera convenienza dello scalo per i frequent flyer del business travel italiano.

L’ombra su Malpensa
Il vero elefante nella stanza è l’aeroporto di Malpensa. Se il progetto andasse in porto, quest’ultimo potrebbe perdere parte del proprio traffico più redditizio a vantaggio di Linate. Non a caso, le limitazioni sul city airport erano state introdotte proprio per favorire la crescita di Malpensa come hub internazionale.
Riaprire Linate all’intercontinentale significherebbe dunque rimettere in discussione decenni di politica aeroportuale lombarda, con implicazioni che travalicano il semplice riassetto delle rotte.
ITA Airways in pole position
Sul piano dei vettori, un nome emerge su tutti. Tra le compagnie potenzialmente più interessate ci sarebbe ITA Airways che, insieme al gruppo Lufthansa, già occupa una posizione dominante a Linate, con circa il 52% dei voli programmati per l’intero 2026 secondo i dati Cirium.
Il matrimonio tra ITA e Lufthansa — con il vettore tedesco ben abituato a gestire prodotti premium su city airport come il London City o il Berlino-Tegel della vecchia era — rende la coppia particolarmente adatta a strutturare un’offerta business-only su Atlantico. Un’operazione che consentirebbe a ITA di ritagliarsi un posizionamento distintivo nel segmento corporate ad alto valore, al di là della concorrenza di massa.
Cosa significa per il business travel
Per i travel manager e le aziende con frequenti trasferte verso gli Stati Uniti, la prospettiva è intrigante ma ancora lontana dalla concretezza operativa. Occorrerà attendere la pubblicazione ufficiale del Piano nazionale degli aeroporti, la revisione normativa e le decisioni sugli slot prima di poter pianificare qualsiasi cambiamento nelle policy di viaggio.
Quel che è certo è che, se la proposta dovesse concretizzarsi, Linate diventerebbe un asset di primo piano per la mobilità d’affari premium milanese — e l’Italia si doterebbe finalmente di un city airport intercontinentale degno delle sue ambizioni economiche.
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